7 ottobre 2008

Al Sinodo allarme omelie: noiose, non convincono fedeli


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SINODO DEI VESCOVI SULLA PAROLA DI DIO (5-26 OTTOBRE 2008): LO SPECIALE DEL BLOG

OMELIE, DISCORSI E MEDITAZIONI IN OCCASIONE DEL SINODO DEI VESCOVI 2008

Chiesa/ A Sinodo allarme prediche: Noiose,non convincono fedeli

Erdo su 'Vangelo di Giuda': Semina confusione anche tra preti

Città del Vaticano, 7 ott. (Apcom)

Noiose. Troppo lunghe, dispersive. Oppure frettolose, biascicate. Poco chiare. Di certo, non molto ispirate. Le prediche che risuonano nelle chiese cattoliche di tutto il mondo, secondo i vescovi riuniti in Sinodo in Vaticano, rischiano troppo spesso di non smuovere l'uditorio, di non convertirlo.
Insomma, di non fare arrivare al popolo di Dio la parola divina, che è il motivo per cui il sacerdote fa l'omelia durante la messa.
Nella terza giornata di assemblea sinodale, dalle voci dei 242 padri che hanno partecipato alla sessione odierna sono cominciati a giungere i primi suggerimenti pratici.
Ventitré interventi hanno preceduto, oggi, la preghiera dell'Angelus guidata da Benedetto XVI. "Sfortunatamente le prediche ai nostri giorni possono perdere sapore e ispirazione, diventare una formula, lasciare l'ascoltatore vuoto", ha denunciato mons. Gerald Frederick Kicanas, vescovo di Tucson (Usa).
L'arcivescovo di Canberra e Goulburn, Mark Benedict Coleridge, ha sottolineato l'importanza della predicazione nella vita della Chiesa, dicendo che "l'omiletica troppo spesso non è all'altezza dell'annuncio di una fede che salva".
La morale ha preso il posto dell'ontologia, ha spiegato, ma la predicazione moralistica è sterile, diventa cioè invito a uno sforzo strenuo per migliorare noi stessi, ma non conduce alla liberazione che ci porta l'incontro con Cristo morto e risorto. Il presule australiano ha proposto, al riguardo, la creazione di un direttorio generale omiletico, come quelli che già esistono per il messale e la liturgia, e la migliore formazione dei sacerdoti. Quindi ha ribadito l'importanza della predicazione, visto che spesso per i fedeli la domenica è l'unica occasione di incontro con la Parola di Dio. Per il maestro generale dell'Ordine della Santa croce, padre Glen Adrian Lewandowski, si sente, a volte, che nelle omelie manca gioia evangelica. Le prediche, ha spiegato, sono troppo spesso fiacche, senza spirito né accento.
Il card. Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, ha allargato il discorso ai rischi di "una interpretazione arbitraria" della Bibbia.

La divulgazione, insomma, non può andare a scapito della fedeltà alle Sacre scritture. E le interviste televisive di pochi minuti non sono lo strumento più adatto per l'evangelizzazione.

"Le pubblicazioni più sensazionali che scientifiche possono creare una notevole confusione anche nel pensiero dei fedeli e a volte persino dei sacerdoti", ha scandito. Citando, al proposito, il cosiddetto 'Vangelo di Giuda', scritto apocrifo di origine agnostica che ha suscitato grande interesse medicatico.
"Il rischio più grande non è che alcuni non sapranno quale credito possono dare ad uno scritto apocrifo come per esempio il Vangelo di Giuda, ma che molti non hanno alcuna idea su come distinguere fonti credibili e non credibili della storia di Gesù Cristo", ha detto il presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee.

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4 commenti:

euge ha detto...

Noiose. Troppo lunghe, dispersive. Oppure frettolose, biascicate. Poco chiare. Di certo, non molto ispirate. Le prediche che risuonano nelle chiese cattoliche di tutto il mondo, secondo i vescovi riuniti in Sinodo in Vaticano, rischiano troppo spesso di non smuovere l'uditorio, di non convertirlo.


Questo è l'altro punto dolente dopo quello dei parroci.
Voglio fare una premessa del tutto personale; è chiaro che non tutti hanno il dono di saper parlare al cuore della gente e soprattutto di farsi capire o di trasmettere quello che hanno in mente. E' un dato di fatto però che per quanto riguarda le omelie, mi è capitato di passare da un estremo all'altro. Ci sono delle volte che si costruiscono omelie lunghissime con tante date e magari nozioni ma, che alla fine, non ti lasciano dentro nulla; ci sono altre volte invece che sono talmente rapide, concise senza anima asettiche che quando terminano ti guardi intorno e ti chiedi tutto qui? In entrambi i casi, al fedele che ascolta o che comunque si aspetta di trarre una parola di speranza o quello spunto che può rianimare la sua fede, non rimane nulla; nulla che sia di conforto in entrambi i casi.
Con molto piacere, le omelie che ascoltavo quando andavo a scuola alle elementari ed alle medie, all'Istituto di S. Maria Ausiliatrice a Roma. Ricordo soprattutto, che nelle feste dedicate a S. Giovanni Bosco ed appunta alla Vergine Ausiliatrice, veniva Mons. Don Andrea Gemma. Ricordo con nostalgia quelle omelie perchè ti trasmettevano qualcosa che ti aiutava ad andare avanti in un certo qual modo, ti davano la sensazione che veramente attraverso le sue parole arrivava il conforto di Gesù, il suo amore, la sua speranza. Purtroppo, non ho avuto più modo a parte quando ascolto Benedetto XVI, di sentire da nessun altro parole così forti e vicine. Da che cosa dipende tutto questo? Forse la vita frenetica moderna ha contaggiato anche i ministri di Dio? che impostano l'omelia a tempo? Oppure cercano come possono per scarsa preparazione in seminario rattoppare discorsi che non ti lasciano niente?
Indipendentemente dall'uso del latino, credo che sia fondamentale che l'omelia da dove in genere i fedeli cercano di trarre la speranza e la vicinanza del messaggio di Cristo, ritrovino il loro valore all'interno della Celebrazione Eucaristica senza essere strettamente legate al cronometro.

Carla ha detto...

Buon giorno a voi. E' senz'altro positivo che questo problema sul livello qualitativo delle omelie sia stato portato all'attenzionme del Sinodo. A parte, ovviamente, le omelie di Papa Benedetto, sono obiettivamente pochi i sacerdoti in grado di parlare alle menti ed ai cuori e far sì che durante le omelie il pensiero dell'Assemblea dei fedeli non voli via da qualche altra parte....credo che questa situazione dipenda in larga parte da lacune nella formazione specifica dei sacerdoti, teologica, naturalmente, ma anche comunicazionale. Non a caso l'esempio positivo citato da Eugenia si riferisce ad un sacerdote dell'ordine salesiano, di cui è noto l'alto livello della formazione di sacerdoti nei seminari, ma anche di laici, negli istituti di istruzione. Carla

Anonimo ha detto...

basta andare sul sito delle omelie di Liturgia e leggerne alcune per ogni festa e si legge di tutto. Linguaggi troppo mondani (per avvicinarsi alla gente, così si dice), corte, che non citano il vangelo o lontanamente, le prime letture non vengono inserite quasi mai nel ragionamento, mai un padre della chiesa citato, mai delle belle interpretazioni... Anche tra i vescovi è così, basta fare un giro per i siti delle diocesi...

Insomma prendete come modello il Papa! Anche se sono un po' più lunghe del normale c'è sempore da imparare! Marco

donpi ha detto...

E chi stignamtizza le prediche ..lunghe, dispersive ...noiose fatte dai vescovi???? Speriamo che nel rimprovero dei padri sinodali non ci sia posto solo per i poveri preti ...semplici