24 aprile 2008

Quanto è triste Roma quando il Papa è lontano (Mosca)


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Quanto è triste Roma quando il Papa è lontano

La magia di Piazza San Pietro svanisce se dietro la seconda finestra nel palazzo degli appartamenti vaticani il Santo Padre non c’è.Tutto appare avvolto da un’ombra di malinconia

di Paolo Mosca

Piazza San Pietro è magica. Il Cupolone, i colonnati, le grandi statue tutt’intorno alla Basilica, le fontane, gli agenti della sicurezza sulle piccole auto elettriche, centinaia di fedeli da tutto il mondo già all’alba: e lassù nel cielo i gabbiani del Tevere che inventano voli dai sanpietrini verso le nuvole. Si respira un’aria dolce, dalla piazza fino ai cancelli d’entrata della Città del Vaticano, davanti alla piccola chiesa di Sant’Anna, dove le Guardie Svizzere con le loro alabarde sembrano dei soldatini di pace, con cui vorrebbero giocare i nostri figli. Intorno alla piazza, sono sparse le botteghe degli artigiani nei vicoli di Borgo Pio, che aiutano gli operai interni alla Fabbrica di San Pietro, a tenere alto il livello artistico del Vaticano. I giardinieri, i fabbri, i restauratori, i doratori, i sarti, gli orologiai, i falegnami, i rilegatori. Tutto magico.

A patto che dietro quella seconda finestra all’ultimo piano, nel palazzo degli appartamenti vaticani, ci sia lui: il Papa , giorno e notte, e la domenica, affacciato al suo studio, saluti la folla, la benedica. Nei giorni scorsi, sono capitato in piazza San Pietro e ho avvertito, non solo nel mio cuore, ma nello sguardo dei fedeli e dei turisti che mi passavano accanto, un’ombra di malinconia. Inutilmente i gabbiani del Tevere roteavano intorno al Cupolone.

L’appartamento del Papa era vuoto, lui era in America, lontano: eppure la gente s’ostinava a guardare lassù, alla finestra del suo studio con le persiane chiuse.

Inutilmente l’edicolante all’angolo della piazza spiegava a chi comprava i giornali a testa bassa, che «tra pochi giorni il Papa sarebbe tornato dall’America».

La verità è che, con la sua dolcezza, la sua tenerezza nel rivolgersi ai fedeli, e diciamolo, la sua profonda cultura, Benedetto XVI, a tre anni dalla sua elezione, è riuscito a conquistare l’affetto e la stima di cattolici e no, di credenti e non credenti, proprio come il suo santo predecessore. È lui il segreto della magia di piazza San Pietro in questa primavera del 2008. E’ lui il padre di tutti i romani, è soltanto per lui che stanno sull’attenti le Guardie Svizzere di pace. Vai a spiegare agli animi semplici quasi ipnotizzati da quella finestra chiusa, che lui è volato in America per ridimensionare il fenomeno dei preti pedofili, o per parlare di Gesù e dei diritti umani fondamentali all’assemblea dell’Onu.

O per inginocchiarsi e accendere un cero nel cuore del cratere di Ground Zero: un punto bianco che prega per le tremila vittime dell’11 settembre 2001. E prima dell’arrivederci, un bagno di folla (60.000 persone) nello Yankee Stadium di New York: con una messa, lui trasforma il tempio dello sport in tempio di fede.

Poi finalmente torna a Roma, nella sua Roma: a cancellare l’ombra di malinconia di migliaia di fedeli, a ridare magia a piazza San Pietro, a Borgo Pio, a riaprire la finestra del suo studio.
«Dio benedica l’America», ha detto Benedetto XVI a conclusione dei suoi discorsi oltreoceano.
Ecco, noi italiani, adesso che lui è tornato in Vaticano, ci rendiamo conto che con la sua discreta presenza, il Papa ci protegge ogni giorno. Dandoci una ricchezza e una forza spirituale che non dovremmo mai dimenticare. Ecco i gabbiani. Da quando Papa Ratzinger è tornato a pregare nel suo studio, volano più in alto delle nuvole. Chissà, forse rincorrono gli angeli.

© Copyright Avvenire, 24 aprile 2008

5 commenti:

euge ha detto...

Bellissimo questo articolo di Avvenire!!!!! E' vero quando Benedetto è partito per gli USA la sua mancanza si è sentita anche se, chi gli vuole bene e chi lo segue spiritualmente, con le preghiere è stato sempre al suo fianco.......! Ma,è vero che a Roma c'è una atmosfera diversa quando non c'è...... Il Regina Coeli o Angelus o udienza generale che sia, è sempre una festa una festa grandissima e l'opportunità di ritemprare il proprio spirito con le sue parole forti e miti allo stesso tempo, che ti fanno fare la pace con il mondo.
Benedetto XVI il grande dono del Signore di cui nessuno può più fare a meno anche quelli che ostinatamente, credono di essere immuni dal suao carisma forte ma discreto.

Carla ha detto...

Sì, è molto toccante l'articolo. Però Papa Benedetto non ha "ridimensionato", ma proprio per niente, lo scandalo dei tantissimi (troppi) sacerdoti macchiatisi di abusi sessuali. Negli USA, al contrario, ne ha parlato continuamente. Ha detto testualmente "mi vergogno", ha implorato perdono e riconciliazione, ha voluto incontrare le vittime degli abusi, in piena coerenza con l'accorata (mai finora udita) esclamazione, da Cardinale, durante la Via Crucis 2005 sulle condizioni della Chiesa. Questo mentre lo si accusava appunto di "ridimensionare" se non "coprire" lo scandalo. In un contesto di lodi appassionate come in questo articolo, nello sfiorare questo argomento delicatissimo e nello stesso tempo di portata gigantesca, sarebbe stata opportuna una maggiore attenzione ai vocaboli. Carla

euge ha detto...

Hai ragione Carla un aspetto che ho sottovalutato ....... forse perchè ho preferito leggere queste righe, senza essere inacidita dalle polemiche!!!!!!!!
Del resto, come torno a ripetere anche nel caso di questo articolo, i fatti parlano da soli. Volutamente, ho trscurato quella parte, perchè le parole ed i gesti di Benedetto XVI, sanno parlare da soli anche se certi, tendono a minimizzarli indorando la pillola.
P.s mi è scappato un pò di aceto!!!!!

gemma ha detto...

conoscendo l'affetto dimostrato spesso da Mosca per il Papa, credo che quel "ridimensionare" volesse solo significare contenere i danni di quel dramma per la chiesa americana, non sminuendone la portata ma cercando di lenirne le ferite, gettando le basi per la ricostruzione della fiducia da parte dei fedeli.

Blogs ha detto...

Molto bello l'articolo sul Papa. La sua lontananza l'ho sentita non solo per Roma, ma per l'Italia tutta. Per quanto abbia seguito tutte le trasmissioni in America, ma non era in Italia e che gioia, quando al Presidente ha rinnovato l'espressione dei suoi sentimenti di affetto e di attenta partecipazione alle vicende dell'amato popolo italiano, assicurando il suo costante pensiero e la sua preghiera. E' veramente bello sapere di essere ricordati da Lui, perché ci porta nel cuore di Cristo Gesù.