5 luglio 2008

Sorpreso un falso sacerdote in San Pietro. Piena collaborazione del Vaticano con la magistratura italiana (Intervista al giudice unico Marrone)


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Intervista con il giudice unico dei tribunali dello Stato della Città del Vaticano Gianluigi Marrone

Tra piccoli furti e rogatorie internazionali

di Mario Ponzi

Dalle rogatorie internazionali agli scippi nella Basilica di San Pietro, ma anche ai piccoli furti negli spacci annonari, ai falsi preti che tentano di intrufolarsi in Vaticano, sino alla tutela della sicurezza sul lavoro nello Stato. Alla fine, per un motivo o per un altro, tutto passa nelle mani di Gianluigi Marrone, Giudice unico dei Tribunali dello Stato della Città del Vaticano. In questi giorni in particolare il giudice si sta occupando della limatura della bozza del regolamento che, contenendo norme attuative, consentirà la piena applicazione della legge sulla sicurezza e sulla salute del lavoratori nei luoghi di lavoro, la LIV, promulgata il 10 dicembre 2007. Il regolamento dovrebbe essere approvato a breve ed entrare in funzione prima della fine dell'anno. L'incontro offre l'occasione per gettare uno sguardo sul sistema giudiziario adottato dallo Stato della Città del Vaticano, spesso chiamato in causa per vicende che coinvolgono l'opinione pubblica internazionale.

Qual è il modello ispiratore del sistema giudiziario vigente nello Stato della Città del Vaticano?

Attualmente applichiamo un sistema di leggi civili e penali entrato in vigore nel 1929. La legge seconda dello Stato, quella sulle fonti, richiama espressamente i codici allora vigenti in Italia. L'unica eccezione riguarda il codice di procedura civile che è stato redatto esplicitamente per lo Stato vaticano nel 1946.

E quali sono i gradi di giudizio?

La struttura giudicante è essenzialmente piramidale e dunque uguale a quella italiana. Il primo gradino è costituito dal Giudice unico, la cui figura non è simile tanto a quella del giudice unico italiano, cioè il giudice monocratico del tribunale, quanto alla figura preesistente, quella del pretore. Poi si passa al tribunale, composto da tre persone. Quindi alla Corte d'appello e infine alla Corte di cassazione. Fino al tribunale il giudice è un laico, ma a partire dalla corte d'appello i giudici sono tutti ecclesiastici. In cassazione sono cardinali. Le leggi di riferimento sono quelle dell'ordinamento giudiziario nelle sue norme essenziali, penali e civili, che ricalca quello attualmente vigente in Italia. L'unica eccezione riguarda il codice di procedura civile.

Ma non c'è in programma una più completa personalizzazione del sistema giudiziario vaticano?

Stiamo lavorando in questo senso. Si sono da poco conclusi i lavori di una commissione istituita dalla Segreteria di Stato, che ha proposto proprio la modifica della legge che fissa le fonti del diritto. Consentirebbe di fare riferimento alla legislazione attualmente vigente in Italia, almeno per il diritto civile; per quella penale grandi difficoltà non ci sono: abbiamo apportato modifiche che ne hanno reso più facile l'attuazione. Per ciò che riguarda il diritto civile avvertiamo invece la necessità di una certa attualizzazione, per esempio per prendere le distanze da certe posizioni come quelle sancite dalle leggi sul divorzio. Per non parlare poi della depenalizzazione dell'aborto.

Ma perché insistere sul modello giudiziario italiano? non ve ne sono di altri migliori cui riferirsi?

Per un motivo molto pratico: la maggior parte delle persone che vengono giudicate difficilmente hanno la cittadinanza vaticana. La maggioranza delle persone che frequenta lo Stato risiede in Italia. Di qui la necessità di avere un punto di riferimento certo e un collegamento diretto con le autorità italiane. Del resto lo prevede lo stesso Trattato del 1929, nel quale è anche stabilito che chi commette un reato in Vaticano - anche se si tratta di un dipendente del Vaticano - può essere consegnato alle autorità italiane alle quali è anche delegata la facoltà di giudicare.

Eppure si sente spesso parlare in termini non sempre positivi del modello italiano.

Noi abbiamo superato i problemi che possono derivare da quel modello operando uno snellimento procedurale di base. La giustizia vaticana è sui generis, è vero; però è anche vero che i cambiamenti che sono stati fatti si sono rivelati risolutivi.

Per esempio?

Le potrei citare norme che attribuiscono al Giudice unico il potere di giudicare in via amministrativa, e quindi in maniera molto rapida, una serie di piccoli reati.

Quindi possiamo dire che in Vaticano è stato adottato il sistema giudiziario italiano, ma con una serie di provvedimenti che lo hanno snellito?

Certamente. Si tratta di provvedimenti che hanno depenalizzato una serie di reati minori e hanno attribuito al Giudice unico il potere di decidere senza processo, salvaguardando tuttavia tutte le prerogative proprie del giudizio e del giudicato..

Può fare qualche esempio concreto?

Le faccio l'esempio di un fatto tra i più ricorrenti, i piccoli furti nell'annona. Quando ci attenevamo tout court al sistema italiano dovevamo considerare il fatto che, anche se di lieve entità, si trattava tuttavia sempre di un furto e dunque dovevamo procedere secondo certi parametri: valutare il fatto, avviare un'istruttoria, formulare l'accusa e arrivare al processo in aula. Adesso invece applicando la nuova normativa, quella che abbiamo modificato, si procede con un decreto del Giudice unico e alla persona che ha commesso il reato viene applicata una sanzione, non certo una pena, di tipo amministrativo, raramente pecuniaria. Se per esempio è detentore della tessera annonaria, o comunque delegato, si commina la sospensione della tessera da sei mesi a un anno o in via definitiva in caso di recidiva. È una sanzione apparentemente lieve, ma che è accolta e vissuta dai destinatari come pesante. Se la persona oggetto del provvedimento non fa ricorso nei dieci giorni successivi, la cosa finisce lì e l'azione si estingue. Se invece fa ricorso allora si deve ripercorrere la via ordinaria. L'esempio serve a far capire come cose che prima impegnavano un procedimento spropositato, con tempi lunghi, vengono ricondotte a un normale funzionamento. Dobbiamo ancora lavorare perché c'è ancora molto da snellire; anche perché non tutte le norme sono applicabili a tutte le situazioni che si possono verificare in Vaticano. In tal senso anche la revisione della legge sulle fonti dovrebbe dare un contributo decisivo. Si vorrebbe in sostanza dar vita a un sistema che non scimmiotti gli altri, ma che dia la possibilità di arrivare ad un sistema di giustizia essenziale, e ben funzionante.

Secondo lei il sistema giudiziario italiano consente di amministrare bene e rapidamente la giustizia?

Non sono io a poter dire se funziona o no. Quello che le posso dire è che, per quanto ci riguarda, il riferimento al sistema giudiziario italiano potrebbe funzionare, anche se ci sarebbe certamente bisogno di particolari snellimenti procedurali, per adattarlo al meglio alla realtà dello Stato vaticano. Soprattutto per quanto riguarda il sistema penale. Nel campo civile, tanto per fare un esempio, pensi al valore che per il Vaticano hanno certi principi essenziali della dottrina e della fede cristiana, le norme derivanti dal magistero pontificio, il diritto canonico e così via, elementi certo non riscontrabili in altri sistemi. Anzi le dirò che quando facciamo riferimento a un modello esterno aggiungiamo sempre la clausola "fatto salvo il diritto divino, il diritto canonico" e così via. Tutto ciò che non è consono non viene recepito.

Ci può raccontare qualche episodio significativo che le è capitato nello svolgimento del suo incarico?

Proprio qualche tempo fa mi sono dovuto occupare di un caso particolare: un falso sacerdote. È stato sorpreso nella basilica mentre cercava di prendere posto in un confessionale; indossava l'abito talare, ma l'occhio esperto del nostro personale non ha impiegato molto a percepire qualche stranezza nel comportamento. Tanto che è stato fermato e controllato. Nonostante fosse in possesso di tesserino interno e di regolari documenti non è riuscito a convincere. È stato sufficiente un controllo incrociato con le autorità italiane per smascherarlo. Aveva agito anche in Italia. Dunque si trattava di un caso di usurpazione di titolo ecclesiastico e per tale motivo è stato giudicato dal nostro Tribunale. Trattiamo poi cause civili che riguardano risarcimenti di danni; incidenti sul lavoro in luoghi aperti al pubblico; a volte siamo chiamati ad occuparci di piccole frodi o di appropriazioni indebite a carico di dipendenti, pochissimi casi per la verità. Indubbiamente il grosso del lavoro ci viene ordinariamente dalla presa d'atto di un numero spropositato di scippi e di episodi di microcriminalità che avvengono in basilica o nei musei: il più delle volte restano impuniti. Quando si riesce a fermare qualcuno lo si consegna alla polizia italiana.

È capitato mai qualche disguido, o qualche malinteso con le autorità di altri Paesi?

Lei mette il dito in una piaga ancora dolente; anzi il dolore si è fortemente riacutizzato a causa di una ventata recente di inutili polemiche. Come saprà in questi anni ci sono state insistenti richieste di rogatorie da parte di autorità di altri Stati, accompagnate sempre da false polemiche, il più delle volte montate dai media in mancanza di notizie; ma, badi bene, per notizie che si voleva costruire a tutti i costi anche se non c'era nulla da rendere noto. Mi spiego meglio. Le rogatorie in genere riguardano accertamenti patrimoniali e a volte anche le persone. Bene, io le posso personalmente assicurare, perché moltissime volte sono stato parte in causa, che il Vaticano non ha mai risposto negativamente a una richiesta di rogatoria. Ciò anche nel penoso fatto di cronaca tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni: mi riferisco alla vicenda Orlandi. Per giorni e giorni in passato si è ripetuto e scritto che il Vaticano non ha mai risposto alla magistratura: le posso assicurare che questo non è assolutamente vero. Tutte le rogatorie arrivate sino al tribunale hanno avuto regolare risposta. Sono stato coinvolto spesso nella preparazione di queste rogatorie e, per quel che mi compete, le assicuro che tutte hanno avuto regolare risposta. Altro è, naturalmente, se la risposta viene ritenuta soddisfacente o no. Questo è un altro tipo di discorso. Se a me si chiede di interrogare una persona, io la interrogo. Ma se poi le risposte fornite non corrispondono alle aspettative, perché magari si pensava che la persona potesse dare altre risposte, questo non si può imputare al tribunale; e in ogni caso non si può dire che il Vaticano non ha collaborato o, peggio ancora, continuare a dire che non c'è mai stata collaborazione con la magistratura italiana.

(©L'Osservatore Romano - 6 luglio 2008)

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