4 agosto 2008

Domanda: come mai i giornaloni hanno ignorato le parole del Papa su Paolo VI ed il Concilio?


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Cari amici, non ho potuto fare a meno di notare una "stranezza", che poi tale non e': come mai stamattina i giornali (mi riferisco alla stampa nazionale non a quella locale) riportano il messaggio del Santo Padre per le Olimpiadi di Pechino ma ignorano completamente le parole (molto piu' di un omaggio!) riservate da Benedetto XVI a Paolo VI?
Eppure non si e' trattato di frasi di circostanza ma di una chiara, precisa, netta, inequivocabile, presa di posizione.
Solo Stefano Maria Paci, nel suo servizio, ha colto nel segno.
Ho letto, nei giorni scorsi, su un quotidiano che i cronisti si starebbero lamentando perche' il Papa non esce dal seminario e quindi non hanno nulla da scrivere.
Bene! Ieri ha parlato!
E passatemi la battuta: e' anche uscito in gita sotto il naso dei giornalisti! :-)
Come mai, visto che ha detto cose fondamentali, oggi non ho trovato commenti alle parole del Santo Padre?
Le frasi sulle Olimpiadi sono importanti ma, consentitemelo, non tanto quanto quelle su Paolo VI!
Che cosa ci ha detto ieri Benedetto XVI? Rileggiamo:

La Divina Provvidenza chiamò Giovanni Battista Montini dalla Cattedra di Milano a quella di Roma nel momento più delicato del Concilio – quando l’intuizione del beato Giovanni XXIII rischiava di non prendere forma. Come non ringraziare il Signore per la sua feconda e coraggiosa azione pastorale?

Man mano che il nostro sguardo sul passato si fa più largo e consapevole, appare sempre più grande, direi quasi sovrumano, il merito di Paolo VI nel presiedere l’Assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase del post-Concilio. Potremmo veramente dire, con l’apostolo Paolo, che la grazia di Dio in lui “non è stata vana” (cfr 1 Cor 15,10): ha valorizzato le sue spiccate doti di intelligenza e il suo amore appassionato alla Chiesa ed all’uomo. Mentre rendiamo grazie a Dio per il dono di questo grande Papa, ci impegniamo a far tesoro dei suoi insegnamenti.

Non mi pare un discorso da poco! Il Papa ha parlato di meriti sovrumani. Ha utilizzato piu' o meno le stesse espressioni che adotto' parlando di Giovanni Paolo II. Allora sembro' un viatico alla beatificazione di Papa Wojtyla, oggi tutti ignorano l'importanza di Paolo VI.
Perche'?
Forse perche' ci sono Papi e Papi? Enno', cari giornalisti!
O forse perche' da' fastidio che il Papa abbia parlato di fase tormentata del post Concilio?
Che cosa ha voluto dirci il Papa quando ci ha detto che "la Divina Provvidenza chiamò Giovanni Battista Montini dalla Cattedra di Milano a quella di Roma nel momento più delicato del Concilio – quando l’intuizione del beato Giovanni XXIII rischiava di non prendere forma"?
Perche' rischiava di non prendere forma? C'erano forse delle fronde all'interno della Chiesa?
E perche' nessuno osa ammettere che ci sono ancora oggi dei problemi nati non dal Concilio ma dal cosiddetto "spirito del Concilio"?
Ricordiamoci che Benedetto XVI ha partecipato di persona al Concilio, non si e' limitato a studiarne i testi o a pendere dalle labbra di altri.
Come mai nessuno ci spiega queste parole? Eppure dovrebbe essere questo il compito degli opinionisti.
Ormai siamo in grado di sapere in tempo reale se il Papa ha fatto questa o quella escursione, se ha beffato i giornalisti, chi ha incontrato...per questo bastano le agenzie, i siti ed i blog.
Non e' questo cio' che importa perche' Benedetto XVI non e' certo una "velina" bramosa di finire sui giornali per puro gossip.
Non sarebbe invece il caso di concentrarsi sull'essenziale per riflettere bene sul significato delle parole del Pontefice?
Si dice fino alla nausea che Joseph Ratzinger e' il Papa della parola e non dei gesti, ma ci si guarda bene dal commentare le sue esternazioni.
La domanda sorge spontanea: perche'?
E perche' non si puo' rendere il giusto omaggio a Paolo VI?
Come mai lo si relega in un angolo con la scusa che non era un grande comunicatore? Un esempio? Un articolo di ieri (pieno di stereotipi) consultabile qui.
Papa severo? Non comunicatore?
Suvvia...la grandezza di un Papa si misura da cio' che fa o dice, non da come lo fa o da come si esprime!
Se il Papa fosse scelto solo sulla base della sua capacita' mediatica, tanto vale fare i provini a Cinecitta'...
A questo punto mi chiedo e vi chiedo: che giornalismo e' quello che si occupa delle frivolezze e non di cio' che realmente e' importante?
Parliamone ma vedo che non cambia nulla: da Sydney a Bressanone...sempre la stessa musica, maestro
!
Raffaella

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Ti sei risposta da sola, cara Raffaella. Evidentemente, oggi, un Papa per essere considerato degno di attenzione deve essere attore, mediatico, piacione. A questo punto mi vien da dire: Povero GPII, possibile che questo sia l'aspetto del suo fecondissimo pontificato che più ha interessato i media? Ho letto l'articolo nel link che hai indicato, assolutamente penoso. Il corrierone è in caduta libera. Papa Paolo VI è stato uno straordinario intellettuale, uomo dell'essere, più che dell'apparire, il cui messaggio, in un mondo stralunato e figlio del '68, si preferisce ignorare perchè scomodo. Dimmi, ti ricorda qualcuno?
Ciao , carissima.
Alessia
Ps: mi auguro che tu riesca a prenderti un po' di riposo. Quanto a me, sigh, le mie sudate due settimane sono fagocitate dal lavoro in versione ridotta e dalla tinteggiatura di casa. Mi rifarò ad novembre con 2 settimane di ozio assoluto.

Luisa ha detto...

Sottoscrivo ogni tua parola, Raffaella.

I giornalisti si sono lamentati di dover aspettare che il Papa dicesse o facesse qualcosa su cui scrivere... il Papa ha parlato, ha detto cose importanti su Paolo VI e il Concilio, ma hanno preferito parlare della Cina.
Si direbbe che risulta ancora difficile parlare liberamente del periodo conciliare.
Papa Benedetto ha parlato ieri non solo dei problemi postconciliari ma anche delle difficoltà durante il Concilio che hanno necessitato qualità sovrumane per affrontarle e gestirle. Questo ha fatto Paolo VI.
Beh, se io fossi vaticanista, informerei i miei lettori su queste difficolta che riguardano la storia della nostra Chiesa, momenti delicati, tormentati.
E non mi limiterei a parlare solo di chi ha tentato di soffocare i famosi frutti postconciliari o meglio frutti dello spirito del Concilio che Benedetto XVI ha definito "non autentico", nel suo discorso alla Curia nel 2005... parlerei delle lotte intestine, delle diverse manovre nelle conferenze episcopali nascenti, del dolore di Paolo VI, della rivoluzione che ha toccato anche e sopratutto la Liturgia...

Ma non sono vaticanista e poi sarei talmente religiosamente non corretta, che non troveri un giornale per pubblicare il mio articolo.

I vaticanisti tacciono, io come fedele sono obbligata, dopo avere ascoltato Benedetto XVI che mi dice parole forti su un periodo importante della Chiesa, e sapendo che il nostro Papa pesa ogni sua parola, di andare a cercarmi da sola le informazioni....

Raffaella ha detto...

Ciao Alessia, mamma mia che brutto lavoro ti aspetta eheheheheh
Quanto a me spero di prendermi un paio di giorni a cavallo o subito dopo Ferragosto...e poi a ottobre o novembre :-))
Vi faro' sapere...
Assolutamente d'accordo con le tue riflessioni...
Un abbraccio

Cindy ha detto...

Mi sembra che ne Paolo VI ne Benedetto siano maipiaciuti alla stampa, forse perche dicevano chiaramente cose scomode, mentre GPII e Giovanni XXIII pur dicendo le stesse cose risultavano molto più graditi ai media per la loro estrosità. Quindi è normale che le parole di Benedetto su Montini non vengano riportate
PREGHIAMO SEMPRE PER BENEDETTO E PAOLO VI

Carla ha detto...

Buon giorno a voi, ovviamente non sono addentro circa tutte le numerose questioni che hanno agitato la Chiesa durante e dopo il Concilio, penso però, anche da quanto ho appreso leggendo alcuni scritti di Papa Benedetto, che gran parte delle spaccature nel mondo cattolico abbiano radici in quel periodo. E penso altresì che nella Chiesa oggi ancora non si sia disposti a "fare i conti" con queste questioni. Forse questo spiegherebbe in parte la rimozione (anche inconscia) del ricordo di Paolo VI, pontefice peraltro di cui alcuni hanno anche detto - è noto - che non abbia saputo governare con suficiente energia appunto il periodo post-conciliare e alcune sue derive... Saluti cari Carla

Raffaella ha detto...

Buona giornata a te, Carla :-)

Cogitor ha detto...

Paolo VI è anche il papa della "morale coniugale", ricordate l'enciclica "Humanae Vitae"? Quante critiche (anche interne alla gerarchia ecclesiastica) costarono al Pontefice, e non ultima l'isolamento e la solitudine alla fine del suo pontificato a motivo di tale pubblicazione magisteriale. I nostri giornalisti avrebbero dovuto camminare in una specie di campo minato (tra Paolo VI, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger)per riuscire a scrivere un'articolo (relativo all'Angelus di cui parlavamo)serio e culturalmente onesto e, ovviamente, a rimanere "illesi" dalle preoccupazioni politiche dei relativi Direttori ed Editori!!!

Fernando Anzovino ha detto...

Cara Raffaella, è storia vecchia. Stando a certi "storici", dal 1958 al 2005 ci sono stati solo due Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. E’ un ostracismo perpetrato scientificamente allora e ancor oggi da una certa parte del clero (che definire irrispettoso nei confronti di Paolo VI è eufemistico) e allora e ancor oggi da gran parte della stampa. Quando fu eletto Benedetto XVI il cardinale Tonini augurò al nuovo Papa di non dover patire quanto fu fatto patire a Montini dai mass-media.
Papa Paolo, umanamente parlando, non fu fortunato. Venuto dopo Giovanni XXIII, di cui si era creato il mito del papa della bontà, della simpatia, della giovialità, dell'"infallibilità" (messa tra virgolette perché ancor oggi in tanti c'è la convinzio­ne (o il partito preso?) che Roncalli non ha mai sbagliato in nulla), si è trovato a dover guidare la Barca di Pietro tra i marosi del conservatorismo più cieco e dell'innovatorismo più imprudente nel periodo post-conciliare. Come ha scritto Domenico Agasso nel suo libro Paolo VI-Le chiavi pesanti Egli ebbe " la sorte di Mosè: annunciare una mèta, predicare sacrifici per raggiungerla, già sapendo che i suoi occhi non l'avrebbero veduta. […] Essa consisteva nella cristianità ricomposta, grandiosa società di pacificatori, in cammino con tutta la famiglia umana […] verso l’ultimo traguardo: il tempo dell’unità totale, così misteriosa e così certa. Dopo la ricomposizione della Chiesa, quella del corpo di Cristo, fatto di tutti gli uomini. […] Doveva stare in mezzo ai suoi, tenerli uniti, e farli camminare tutti insieme in quella direzione prodigiosa. Non perderne neppure uno per strada. Consegnare ai successori una famiglia compatta".
In tale formidabile realtà egli seppe mantenere un equilibrio esemplare, scontentando tutti forse, ma mantenendo intatto il depositum fidei. Il Credo del popolo di Dio e l’enciclica Humanae vitae (di cui si è celebrato il 40° anniversario lo scorso 25 luglio, con una solenne conferma del suo contenuto da parte di Benedetto XVI) furono punti fermi della sua dottrina. E sull’enciclica, ben sapendo quali reazioni avrebbe scatenato, confidò: "Il sentimento della nostra responsabilità […] ci ha fatto non poco soffrire spiritualmente". E ancora: "Quante volte abbiamo trepidato davanti al dilemma di una facile condiscendenza alle opinioni correnti, ovvero d’una sentenza male sopportata dall’odierna società, o che fosse troppo grave per la vita coniugale".
La provvidenzialità del suo pontificato è stata affermata più volte da Giovanni Paolo II, il cui magistero è ridondante della dottrina del Papa bresciano, riconoscendo in Paolo VI "...la pietra, la roccia, sulla quale, in questo eccezionale periodo di cambiamento dopo il Concilio Vaticano II, si costruiva la Chiesa. Alle prove interiori ed esteriori della Chiesa rispondeva con quella incrollabile fede, speranza e fiducia, che facevano di lui il Pietro dei nostri tempi" (Giov. Paolo II - Os­servatore Romano n. 216 del 17-18.9.1979)..
Paolo Mesto, incerto, amletico, poco comunicativo, non aperto al sorriso, hanno detto. Ed egli così commentava: "Il mio stato d’animo? Amleto? Don Chisciotte? Davide e Golia? (Con chi osa misurarsi il Papa? Così si sente dire). Sinistra? Destra? Non mi sento indovinato. Due sono i sentimenti dominanti: Superabundo gaudio: sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione". E’ da quest’ultima affermazione che nacque quel suo stupendo documento sulla gioia cristiana che è l’esortazione apostolica Gaudete in Domino.
In un pontificato certamente drammatico, Paolo VI ha sofferto tutto ciò che era umanamente soffribile ed anche di più. Egli stesso, del resto, all’indomani della elezione, presago di ciò che i tempi e gli uomini gli avrebbero riservato affermò: "Forse il Signore mi ha chiamato a questo servizio non già perché io governi e salvi la Chiesa dalle presenti difficoltà, ma perché io soffra per la Chiesa". Così è stato. Credo non sia eccessivo riconoscergli il titolo di Martire. Chiudo sottoscrivendo totalmente quando affermi che sì Giovanni XXIII ha certo il merito di aver convocato un concilio, ma di non aver previsto la portata che questo avrebbe avuto, tanto che non esisteva neppure una forma di "programma conciliare". Yi saluto cordialmente.
Fernando Anzovino