9 luglio 2007

Navarro Valls racconta le "vacanze-studio" del Papa


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Rassegna stampa del 9 luglio 2007

LE VACANZE DEL PAPA

Mozart, libri e natura il Papa "segreto" nella sua vacanza

nei boschi

la musica Ratzinger si ferma a suonare ogni mattina e ogni sera per una decina di minuti Ma la maggior parte del suo tempo la dedica alla scrittura
la passeggiata La camminata serale è l´occasione per recitare il rosario Ma spesso il pontefice si ferma anche ad assaggiare i frutti di bosco
Benedetto XVI arriverà oggi a Lorenzago di Cadore, dove resterà fino al 27 luglio
Nella villetta nel bosco che già ospitò Wojtyla lo aspettano libri, carte e un pianoforte


JOAQUIN NAVARRO-VALLS

A chi cammina in montagna viene consigliato di procedere sempre allo stesso ritmo, senza perdere il passo e senza fermarsi mai. Questa saggia indicazione degli esperti costituisce una splendida metafora della vita, ed è la medesima impressione che ho percepito molte volte nei periodi che ho trascorso con Benedetto XVI in Val d´Aosta.
Vale a dire negli ameni luoghi silenziosi che circondano la casetta dove il Santo Padre ha passato serenamente i suoi primi due soggiorni estivi da pontefice.
Il fresco clima di montagna e la veduta distensiva delle Alpi, sovrastate dal Monte Bianco, hanno certamente accompagnato con uno scenario magnifico il prezioso e limitato tempo di riposo concessogli dal lavoro e dagli impegni. In un certo senso si può dire che le vacanze di papa Ratzinger si sono svolte nella stessa logica delle precedenti, seguendo alla lettera le indicazioni espresse da quel saggio consiglio di montagna prima ricordato: procedere in tranquillità e perseveranza. Sono sicuro che anche quest´anno sarà proprio così.

Benedetto XVI si alzava al mattino molto presto, dedicando il lungo tempo da lui scelto alla preghiera. Poi, dopo aver celebrato la Messa e aver fatto la prima colazione, dedicava dieci minuti, cosa inconsueta, alla musica. Dal modesto pianoforte verticale della casetta vibravano nell´aria le armoniose note delle sonate di Mozart che si potevano facilmente sentire tutti i giorni per alcuni minuti. Di nuovo,il pianoforte suonava ancora di sera, prima del riposo notturno.
Il resto della mattinata era invece dedicato all´altra grande passione del Papa: la scrittura.
È stato detto che il teologo Ratzinger dovesse terminare in quel periodo alcuni impegni editoriali. Io penso, però, che il tempo riservato alla scrittura non sia mai stato per lui l´adempimento di un dovere, ma qualcosa di più profondo, qualcosa di costitutivo del suo carattere intellettuale, della sua pastorale dell´intelligenza. Certamente, alle pendici delle Alpi Benedetto XVI finiva il lavoro iniziato da cardinale a Bressanone tre anni prima e confluito alla fine nel libro su Gesù che tutti conosciamo. Tuttavia, si può con certezza affermare che il rapporto del Papa con la scrittura non sia terminato lì, appartenendogli intrinsecamente.
Infatti, anche una parte importante dei suoi pomeriggi alpini erano dedicati alla scrittura, spesso interrotta dal disbrigo degli "impegni arrivati da Roma": solitamente, documenti da firmare, oppure carte da studiare. Le ore si susseguivano così, una dopo l´altra, tra lavoro e scrittura, naturalmente in un contesto molto diverso da quello abituale del Vaticano. Lassù non c´erano gli amati libri della suabiblioteca e neanche la ricchezza delle fonti difficilmente reperibili.
Il lavoro di un intellettuale in vacanza, però, offre sempre alcune preziose opportunità. L´esperienza porta, ad esempio, ad utilizzare la mancanza di testi e la penuria di citazioni per guadagnare concentrazione e operare sintesi, altrimenti difficili da ottenere: insomma, una situazione ideale per concludere un libro iniziato da tempo.
Questo lavoro privato era interrotto al far della sera quando il Papa poteva cimentarsi nella consueta lunga passeggiata. Si potrebbe definire questa abitudine il momento dei "sentieri interrotti", degli Holzwege ratzingeriani, nei quali il filo dei pensieri teologici e dei profondi ragionamenti della giornata poteva sciogliersi in solitarie meditazioni tra i boschi.
La conciliante e pensierosa camminata serale, proprio quando il sole era ormai clemente e pietoso e i colori rosati del tramonto si posavano delicatamente sulle cime innevate, era anche l´occasione per fare il Rosario, immerso nello scenario imponente offerto dall´enormi vette alpine. Spesso egli si fermava a margine del sentiero per assaggiare in modo innocente i frutti di bosco, meravigliosamente saporiti, che qualcuno degli accompagnatori aveva raccolto: more, lamponi, ribes. Ricordo ancora in modo indimenticabile il sapore acido e forte che avevano quei frutti di montagna e come mangiarli rappresentasse quasi una delizia infantile.
L´escursione, poi, era per il Papa anche occasione per alcuni incontri imprevisti, talvolta addirittura improvvisi: ogni tanto egli si fermava a parlare con qualche abitante del luogo, spesso commentava qualche fatto del mondo con noi e così via, fino all´ora di cena.
Quello che conta è che la distanza, la lontananza dagli avvenimenti, non era se non un´apparente distacco dalla realtà. L´atteggiamento di continua partecipazione alle vicende del mondo da parte del Papa mi è sempre parso qualcosa di più di un attitudine personale, di una tendenza caratteriale: esso corrisponde, piuttosto, ad un ingrediente fondamentale della missionedi un pontefice. Osservare un Papa in vacanza, infatti, è soltanto in parte paragonabile ad altre situazioni analoghe, perché in quel caso si assiste chiaramente all´impossibilità di separarsi anche solo un momento dal ruolo e della figura istituzionale che definisce interiormente la persona.
Questa sentita atmosfera si rivelava in modo palese, ad esempio, nelle apparizioni pubbliche della domenica, in cui le prolungate e attente preoccupazioni per i drammi dell´umanità - vissuti in quel momento e fino ad allora nascosti nel riserbo - venivano comunicate al mondo con una profondità che esprimeva verso tutti un´attenzione mai abbandonata, una prossimità mai perduta o dimenticata. In quel caso la centralità della missione sacerdotale del Papa emergeva di nuovo in modo esplicito, proprio perché essa non lo aveva abbandonato neanche per un momento, durante tutta la settimana trascorsa discretamente appartato dai fragori della folla.
Con il passare degli anni ho preso coscienza del fatto che, alla fine, a prescindere dalle abitudini proprie di ognuno, il Papa in quanto tale non va mai del tutto in vacanza. Perché l´istituzione che egli porta con sé non lo abbandona mai un momento, essendo impressa per sempre dentro di lui e permanendo inseparabilmente scolpita nel suointerno dall´inizio del mandato fino alla fine della sua vita.
Questo aspetto dell´essere Papa - così radicalmente sentito da Benedetto XVI e da Giovanni Paolo II - non era sconosciuto neanche in passato. Un grande Pontefice come Leone Magno, ad esempio, nelle sue Lettere dogmatiche, è tornato più volte su questo rapporto singolare che s´instaura tra l´identità immutabile dell´istituzione e la persona storica del Papa. Essere Papa non è simile ad avere un abito che qualcuno si può togliere la sera, quando è stanco, e rimettere di nuovo l´indomani, quando è riposato: essere Papa - mi è sembrato, vedendolo e ascoltandolo - è come avere un tatuaggio impresso definitivamente ed indelebilmente nell´anima.
Pier Damiani ha affermato che tutto ciò significa l´impossibilità di potersi spogliare nel proprio Io dal Noi universale della Chiesa. E ciò avviene per l´intima unione che lega ormai indissolubilmente la missione di un Pontefice dalla vicenda personale di un uomo. E´ questa la ragione del fatto che nessun Papa può essere realmente definito di transizione, perché ogni Papa, come ogni essere umano, è in transizione, vivendo soltanto il tempo che gli è dato di vivere, non un minuto di meno o di più.
In definitiva, sono sicuro che Benedetto XVI anche quest´anno continuerà a conservare le sue abitudini con tranquillità e perseveranza. Io mi chiedo però quest´anno, lì a Lorenzago di Cadore, dove trascorrerà i suoi giorni di riposo sulle Dolomiti, che pagine scriverà, in quali paesaggi e in che modo rifletterà sull´imponderabile mistero che porta in sé, sapendo che da esso non può - né vuole - separarsi mai, neanche per un solo attimo del suo tempo.

© Copyright Repubblica, 9 luglio 2007

2 commenti:

Anonimo ha detto...

vorrei che qualcuno mi potesse indicare le regole esatte per rivolgersi ai vari membri della gerarchia ecclesiastica.

Credo si debba dire, rivolgendosi direttamente all'interessato, Vostra Santità seguito dal Lei con verbi tutti alla terza persona

e così pure per Vostra Eminenza, Vostra Eccellenza etc.

E' vero? grazie!

Raffaella ha detto...

Verissimo!!!
Esempio: scrivo a Vostra Santità per esprimerLe...
Ciao