20 luglio 2007

Cadore: questa sera si terra' un concerto in onore del Papa


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Bepi De Marzi al concerto per il papa parla del suo «Signore delle Cime»

Un inno alla tenerezza

«Ma non chiamatelo canto di montagna»

I CORI ALPINI «Sono sicuro che lo apprezzerà»

LORENZAGO. «E’ un inno alla tenerezza. Mi fa piacere che sia stato scelto per Benedetto XVI. In Valle d’Aosta è stato cantato anche da Giovanni Paolo II». Così Bepi De Marzi, l’autore più prestigioso di canti «impropriamente detti della montagna», come il celebre “Signore delle Cime”.
Sarà questo il brano che i sette Cori del Cadore canteranno insieme questa sera a Benedetto XVI, al castello Mirabello, durante il concerto offerto dal vescovo mons. Giuseppe Andrich. Almeno 200 i coristi che parteciperanno, con uno o due pezzi ogni gruppo e alcuni insieme. “Top secret” sui brani scelti. «Mi raccomando, non dite nulla a nessuno, tanto meno ai giornalisti», si è raccomandata la curia, come se si trattasse di un “segreto di stato”. I primi ad indispettirsi sono stati i direttori dei cori. A parte “Signore delle cime”, non mancherà “La montanara”. Il concerto dovrebbe essere a porte chiuse, per pochi intimi. Ma a Lorenzago si parla di 600 inviti. Tra i quali non ci sono “quei curiosi dei giornalisti”.

Le fa piacere, chiediamo a Bepi De Marzi, che il suo “inno” venga cantato davanti a Benedetto XVI?

«Mi fa piacere, perché coltivo molte speranze in questo papa. Io sono un cristiano “critico”, ma mi auguro che Benedetto XVI metta un po’ d’ordine nella liturgia, caduta nelle mani degli improvvisatori, di dilettanti, soprattutto per quanto riguarda le composizioni musicali, che a volte sono di una banalità unica, ignobile».

Le sta bene, dunque, il ritorno alla messa in latino?

«Assolutamente no. O meglio, se qualcuno la desidera, che se la faccia. Mi stanno bene le messe e le liturgie davvero composte, non arrangiate in qualche modo. E mi auguro che anche il concerto per il papa sia stata perfezionato con questo stile».

Non si preoccupi, i cori hanno dovuto proporre alcuni brani in curia e questa decide.

«Ma non li chiamino, per favore, canti di montagna. Perché non esistono canti di montagna, ma cantati in montagna. Ed ovunque. Il “Signore delle cime” è diventato popolarissimo in tutto il mondo. Lo hanno tradotto in finlandese, perfino in giapponese, in polacco».

Quando l’ha composto?

«Nel 1958, all’inizio dell’attività del mio coro, che l’ha voluto in memoria di un nostro amico alpinista morto sotto una slavina».

Quante composizioni ha firmato?

«Ben 150. Ma non mi sono affezionato ad alcuno. Certo, il “Signore delle cime” è un canto, un inno alla tenerezza, alla speranza che l’anima venga accolta nella situazione ideale, nella resurrezione, il fondamento della nostra fede».

In paradiso, dunque?

«Almeno così spero. Dove, però, mi piacerebbe che ognuno rimasse con la propria identità. Sono sicuro che il papa l’apprezzerà».

Perché ne è così convinto?

«Ratzinger è un uomo nato tra le foreste, dove la natura è stata rispettata,. Ciò che da noi non avviene. E’ la lezione che ci sta dando in questi giorni di vacanza a Lorenzago, con le sue uscite serali. Ratzinger si propone con sorrisi misurati, ama il silenzio e viene da una terra di silenzio, di armonia. Non può, dunque, non apprezzare questo brano. Che non è solo religioso». (fdm)

© Copyright Corriere delle Alpi, 20 luglio 2007


Come figlia, sorella, nipote, cugina e pronipote di uomini che orgogliosamente hanno svolto la leva obbligatoria nel corpo degli Alpini, mi fa piacere riportare il testo de "Il Signore delle cime" e de "La preghiera dell'Alpino". Ho sentito varie volte questi veri e propri "inni", soprattutto in occasione dei giuramenti. Mi provocano sempre una certa emozione :-)
Raffaella


Signore delle cime

Dio del cielo
Signore delle cime
un nostro amico
hai chiesto alla montagna
Ma ti preghiamo
su nel paradiso
lascialo andare
per le Tue montagne
Santa Maria
signora della neve
copri col bianco
soffice mantello
il nostro amico
il nostro fratello
Su nel paradiso
lascialo andare
per le Tue montagne


PREGHIERA DELL'ALPINO

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani e ci aiuti a essere degni della gloria dei nostri avi.

Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore.

Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall'impeto della valanga: fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi: rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra millenaria civiltà cristiana.

E tu, Madre di Dio, candida più della neve, Tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza ed ogni sacrificio di tutti gli Alpini caduti, Tu che conosci e raccogli ogni anelito ed ogni speranza di tutti gli Alpini vivi ed in armi, Tu benedici e proteggi i nostri Reggimenti, i nostri Battaglioni, Gruppi, Compagnie e Batterie. AMEN

Mi sono lasciata andare a dei bei ricordi :-)
Anche per questo sono molto affezionata alle Dolomiti
.
Raffaella

2 commenti:

euge ha detto...

Cara Raffaella posso condividere con te questa emozione poichè mio papà pur non essendo alpino, è nato a Treviso e da giovane come scout ha girato tutte o quasi le Dolomiti; ama la montagna ed il suo sogno era fare l'alpino...... purtroppo, quando si è arruolato nell'esercito, è stato assegnato alla ,motorizzazione però il suo amore per le montagne e per gli alpini non è mai venuto a mancare!!!!!!!
Eugenia

Raffaella ha detto...

Grazie Euge per il tuo racconto :-)
Tutti i miei parenti hanno fatto il militare negli Alpini e due zii sono ufficiali del Corpo.