21 ottobre 2008

Anticlericalismo-Una passione cieca. In margine alle parole del Papa a Pompei (Sir)


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ANTICLERICALISMO - Una passione cieca

In margine alle parole del Papa a Pompei

La vicenda della crisi spirituale di Bartolo Longo e della “sua conversione appare oggi di grande attualità. Egli infatti, nel periodo degli studi universitari a Napoli, influenzato da filosofi immanentisti e positivisti, si era allontanato dalla fede cristiana diventando un militante anticlericale e dandosi anche a pratiche spiritistiche e superstiziose. La sua conversione, con la scoperta del vero volto di Dio, contiene un messaggio molto eloquente per noi, perché purtroppo simili tendenze non mancano nei nostri giorni”.
Queste parole del Papa, nella sua visita a Pompei, il 19 ottobre, riportano l’attenzione sul problema dell’anticlericalismo oggi. A Giuseppe Savagnone, saggista e editorialista di diverse testate, abbiamo rivolto qualche domanda sull’argomento.

L’anticlericalismo non è un ricordo del passato...

“Il passaggio del Papa è significativo di una situazione che si ripropone anche nei nostri tempi. Oggi si riproduce quello che c’era anche al tempo di Bartolo Longo: una cultura alta che è fortemente lontana dal sentire cristiano. Il mondo della cultura si è sempre più allontanato dal cristianesimo, immotivatamente direi, perché le esigenze della post modernità, cioè del nostro contesto culturale attuale, non sono affatto lontane dal Vangelo; anzi, in un certo senso, c’è più vicinanza tra le esigenze di questa cultura post moderna e il Vangelo che non tra le esigenze della cultura moderna, che era molto razionalista e tendeva ad assolutizzare l’uomo e la scienza, e il Vangelo. Malgrado ciò, la cultura attuale è particolarmente ostile e qui c’è da chiedersi se non sia necessaria una grande ripresa dell’iniziativa culturale da parte della Chiesa, il che è anche l’esigenza originaria del progetto culturale”.

Quale deve essere il ruolo dei credenti nella risposta all’anticlericalismo?

“La Chiesa deve essere sempre più presente sulla scena pubblica attraverso gli interventi fatti da laici preparati. Oggi c’è bisogno urgente di interventi, mentre il mondo laicale forse non è sempre abbastanza preparato e organizzato al suo interno per dare risposte pronte a situazioni e problematiche nuove. Come cattolici dobbiamo puntare sempre di più ad un recupero di una presenza culturale. Insomma, dobbiamo riscoprire lo spirito del progetto culturale e cioè che i cattolici, anche senza essere uniti da un discorso partitico, non possono accettare un’irrilevanza storica. E, per stare sulla scena della storia se non si ha un partito, bisogna avere una forte connotazione culturale”.

Unità culturale vuol dire omogeneità?

“No. Questa unità culturale non comporta omogeneità. Nella varietà delle posizioni, però, deve essere sempre presente un’ispirazione evangelica che connoti comunque lo stesso dibattito tra i cristiani. Il grosso problema è che ci troviamo di fronte a una mancanza di vitalità e unità culturale, perché le voci sono tante ma non si riesce a creare una vera sinergia. Questo è dovuto principalmente a una tendenza individualistica presente nella cultura odierna. Io trovo interessante la proposta di alcuni intellettuali cattolici di creare un luogo dove i laici possano incontrarsi e confrontarsi tra di loro e prendere posizioni, che pur nella libertà e nella differenza dei toni manifestino comunque una sintonia di base”.

L’anticlericalismo di oggi si può definire anticristianesimo?

“Certo. La cultura anticlericale di oggi è, alla radice, lontana dal cristianesimo, non è solo un fatto politico, come in passato. È una cultura, infatti, che si manifesta in molti modi e che non è legata alla vecchia logica della sinistra marxista. Oggi è una logica che si affida alla potenza della scienza e della tecnica, posizione che di fatto è condivisa sia dalla destra sia dalla sinistra. Non ci troviamo più di fronte a politiche che sono ispirate cristianamente, anzi l’ispirazione profonda è quella di un’esaltazione di una società tecnologica, scientifica e consumista. Il che implica nella sua radice un sostanziale ateismo. I cristiani oggi devono prendere le distanze da questa cultura che mette al primo posto il successo economico, il denaro, il potere, la tecnica e la scienza, elaborandone un’alternativa culturale autenticamente cristiana, che nasce dai santi, cioè da cristiani che ci credono sul serio”.

Gli anticlericali appaiono molto unidirezionali, sempre e solo pronti ad attaccare la Chiesa cattolica...

“L’anticlericalismo è cieco, incapace di una vera riflessione critica. Ha posizioni fanatiche che non guardano la realtà, ma seguono una passione che è quella contro la Chiesa cattolica. Queste stesse persone, che magari difendono l’islamismo e l’induismo, sono mille miglia lontane dalla posizione di tali religioni, immensamente di più che dal cristianesimo. Inoltre, queste persone non si rendono conto che esse stesse esistono grazie al cristianesimo, il quale è talmente laico da aver messo in luce l’importanza della ragione, l’autonomia del mondo terreno. È stato proprio il cristianesimo ad aver valorizzato come non mai la ragione, l’autonomia della persona, la capacità di riflettere e prendere posizione”.

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