1 dicembre 2007

"Spe salvi", il filosofo Reale: «Conservatore è chi critica questo documento» (Corriere della sera)


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«La speranza terrena esaurita»

Reale: lo dice Bauman. Benedetto XVI non condanna la ragione

Gian Guido Vecchi

MILANO — «Mi viene in mente un passo: " Se uno non spera, non potrà trovare l'insperabile. Perché esso è introvabile e irraggiungibile" ».

E con questo, professore, siamo all'inizio del pensiero occidentale...

«Appunto. Il frammento 18 di Eraclito ci dice come all'origine della ragione, del lógos comune, ci sia questa apertura all'universale. E alla speranza, una "grande speranza": la megale elpis di Platone».

Giovanni Reale, tra i massimi studiosi al mondo di filosofia antica, curatore tra l'altro dell'opera omnia filosofica e poetica di Karol Wojtyla, sorride quando gli si dice che qualcuno ha letto come «reazionaria» l'enciclica di Benedetto XVI. «Semmai c'è del reazionario in queste critiche».

Il Papa scrive che illuminismo e marxismo hanno fallito. E tutto questo a partire dalla rivoluzione scientifica che apre l'età moderna: cita la «Nuova Atlantide» di Francesco Bacone. Come lo legge?

«Come una denuncia del fatto che all'assoluto trascendente si siano sostituiti gli assoluti terrestri. La pretesa di costruire il paradiso in Terra. Una fiducia illimitata nella tecnica: Bacone. Una fiducia illimitata nella ragione: l'Illuminismo. Fino all'utopia che riduce l'uomo a un manichino, una società ordinata e precisa che si fonda sulla negazione della libertà...».

Il Papa osserva che l'errore fondamentale di Marx è di aver dimenticato che la libertà rimane libertà anche per il male...

«E infatti si è visto come è finita: l'Eden diventa un inferno. La si può negare oppure ridurre a licenza estrema, non cambia: la libertà vive in simbiosi con i valori o non è. Sono tutti casi che hanno un tratto comune: si nega l'idea di una ragione ampia, a 360 gradi, per arrivare ad un angolo acuto, al massimo retto. E si pretende di farne un assoluto che ci renderà felici».

D'accordo il comunismo, ma la scienza e la ragione moderna?

«Chi pensa che questo sia un atteggiamento contro la scienza o la ragione non ha capito nulla.
Il Papa non condanna la ragione né la scienza né la libertà, ma il loro abuso. Il discorso cristiano è una critica alla scienza che si fa idolo e cade nello scientismo, alla tecnica che si fa tecnicismo. Se la ragione si autolimita per fare un discorso scientifico va bene, la scienza può essere grandiosa. Ma quando si fa assoluta e redentrice...Questo sì è reazionario: tanta sicurezza a dispetto di tutti i fallimenti ».

Si potrebbe obiettare: quali fallimenti? La libertà dei moderni pare trionfare, è Benedetto XVI che oggi pare minoritario. O no?

«Le risponderò con Zygmunt Bauman, un sociologo non credente, ma un grande saggio: la libertà come oggi è intesa ci è arrivata col cartellino del prezzo e ha reso l'uomo infelice. Difatti oggi vedo tanti ragazzi che sono liberi e infelici: perché trovano il caos in casa e fuori e non hanno più speranza. La speranza terrena si è autoesaurita. E se neghiamo il trascendente non lasciamo più spazio alla speranza autentica ».

Tra l'altro: che ne dice dell'immagine del «Cristo filosofo»?

«La filosofia è la ricerca della verità. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice: io sono la via, la verità e la vita. La via: anche l'essere cristiano non si esaurisce nel momento, è una ricerca continua perché significa l'incontro con una Persona. L'errore più grande è fare del cristianesimo una dottrina etica sistematica».

Nell'enciclica lo stesso Papa mette in guardia dalle «strutture» che pretendono di «fissare in modo irrevocabile » una «buona concezione del mondo» perché negherebbero la libertà dell'uomo e «non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone ».

«Ricordo quando parlai con Giovanni Paolo II dell'enciclica Fides et Ratio. Wojtyla aveva scritto cose straordinarie, ad esempio sul fallimento del razionalismo neoscolastico nella pretesa di raggiungere una certezza razionale indipendente dalla fede. E lui mi disse: sa, ho buoni consiglieri. Pensava, ne sono certo, al cardinale Ratzinger»

Insomma, la ricerca è aperta?

«Purché ci sia la fede come "sostanza" delle cose sperate: la soluzione paolina di cui parla il Papa. Speranza e fede. Altro che reazione, bisogna osare! Sa cosa diceva Platone nel Fedone, dopo aver dimostrato l'immortalità dell'anima e narrato un mito sulla sua sorte? " Questo mi pare che si convenga e metta conto di arrischiarsi a crederlo, perché il rischio è bello!" ».

© Copyright Corriere della sera, 1° dicembre 2007

1 commento:

ondeb ha detto...

Molto interessante e valido (non c'erano dubbi) l'intervento del prof. Reale.

Benedetto XVI non è "solo" un papa; è un papa che _fa_ pensiero e che ad esso coniuga un'azione silenziosa ma efficace.
I suoi documenti daranno vita a intensi dibattiti; c'è persino il "pericolo" per alcuni -opportunità per altri- che un giorno saranno portati nelle scuole, perché non solo magistero papale, ma vera fonte di cultura e continuo riferimento a opere di varie epoche (basta osservare la ricchezza della bibliografia dell'enciclica, che non è certo di poco conto).

Grazie all'opera di questo pontefice si potrebbe, in alcune generazioni, sviluppare tra i giovani (e non solo giovani) del futuro uno spirito critico più sviluppato di quello che dalla Rivoluzione francese a oggi ha caratterizzato l'Europa.

Un papa che sia insieme filosofo e teologo non capita sempre; approfittiamone.