5 dicembre 2007

"Spe salvi" e discorso alle Ong cattoliche: il Papa eterno incompreso...dai media! Vladimir per Europa (grandioso articolo sui vaticanisti)


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Il papa eterno incompreso. Dai media

VLADIMIR

Qualcuno ci si è messo di buzzo buono e ha contato tutti gli interventi della Santa Sede che, da vicino oppure da lontano, potevano essere considerati espressione di una critica pontificia alle scelte dell’ordinamento internazionale.
Nella top ten delle reprimende cattoliche i primi due posti se li aggiudicano da anni, senza ombra di dubbio, l’Unione europea e la Banca mondiale.

Ed è come dire che l’agenzia di stampa che qualche giorno fa ha riconosciuto nell’allocuzione di Benedetto XVI ai rappresentanti delle ong cattoliche il segno di un «attacco all’Onu» ha decisamente preso, ancora una volta, lucciole per lanterne.

Non è la prima volta che succede da quando Benedetto XVI è diventato papa. Verosimilmente, non sarà neanche l’ultima.

Quando i vaticanisti si illudevano di poter diventare “todos caballeros”, e accedere così al sistema che faceva pubblicare libri e li poteva anche trasformare in best seller, le illusioni ottiche dei giornalisti erano ampiamente tollerate, e financo ricompensate, purché avvenissero su ordinazione. Come tutti sanno, anche per le orchestrine delle parrocchiette quando cambia direttore cambia anche spartito. Qualche vaticanista, evidentemente, ancora non se n’è accorto.

Un motivo in più, questo, perché i laici, quelli seri, ne tengano debitamente conto. Innanzitutto, per un ovvio motivo di serietà e di onestà. E poi, per coloro che coltivano l’aspirazione a impersonare una laicità culturalmente e politicamente condivisibile, per un altrettanto elementare principio di prudenza.

Perché attaccare, come è ampiamente successo in Italia, la Spe salvi senza averla prima letta, accontentandosi dei riassunti di stampa e intervenire sul presunto attacco alle Nazioni Unite, fidandosi solo di quello che ha detto un’agenzia, evitando persino di dare credito alle smentite delle fonti ufficiali vaticane, è un comportamento che ormai rischia di fare male solo a chi firma gli articoli.

Un’attitudine particolarmente odiosa perché reitera i tempi e i modi con i quali, nel settembre dell’anno scorso, dalle inesistenti allusioni antislamiche nell’omelia domenicale di Benedetto XVI a Monaco, in tre giorni, si è passati al brodo di coltura per la querelle di Ratisbona.

Quasi il 70% degli abitanti di New York sono convinti che la prossima visita del pontefice al Palazzo di vetro avrà una buona risonanza nel dibattito in corso all’interno dell’organizzazione internazionale sui diritti e la democrazia.

E in un contesto dove, da più di un decennio, si è parlato così tanto di “conflitto di civiltà”, l’analisi del pontefice di Roma sulla incompiutezza delle rivoluzioni del Novecento, quella francese e quella marxista, la dice lunga su quanto aperto sia lo sguardo di un pontefice che da più parti e da troppo tempo, viene identificato come teologo puro e, dunque, un oscurantista preoccupato solo del recupero dell’egemonia cristiana. Non è forse “laico”, e persino “progressista”, sostenere – come fa Benedetto XVI – che una struttura sociale non può risolvere il problema del bene e del male? Quali laici possono oggi ragionevolmente sostenere che sia possibile affidare solo a soluzioni di tipo economico e politico la definizione di “bene comune”?

Non è certo colpa del papa della Chiesa cattolica se il cristianesimo ha conservato, all’interno della sua riflessione morale, un carattere razionale e filosofico. Grazie al quale la Chiesa tenta di porre all’interno di un dibattito, ormai oltremodo necessario, a quel mondo globalizzato che proprio perché interconnesso su infiniti e complicati aspetti del vivere individuale e sociale, ha bisogno di stimoli che indichino a tutti vie percorribili, vite accettabili ed esistenze riconosciute.
Qualche giorno fa il presidente della Conferenza episcopale italiana si è lamentato della rappresentazione che la Chiesa, quella globale e quella nazionale, trova sui mezzi di comunicazione. È stato facile profeta, visto quello che abbiamo letto in questi giorni.

Eppure di spunti da trattare con intelligenza dentro la seconda enciclica di Benedetto XVI, e anche nel discorso alle ong cattoliche, ce n’erano fin troppi. Ricordate l’incontro tra quel pensatore greco e una schiava tracia che, vedendo il filosofo cadere in un fosso perché intento a guardare le stelle, gli disse: «oh filosofo, prima di guardare in aria, fai attenzione a dove metti i piedi!»?. Per dirla con il papa, se vogliamo veramente vedere un cielo pieno di stelle, cerchiamo di rimettere prima, e bene, i piedi per terra.

© Copyright Europa, 5 dicembre 2007

Che dire? Avrei dovuto sottolineare parola per parola questo meraviglioso (e' il caso di dirlo!), onesto e pungente articolo di Vladimir!
La verita' sta tutta in questo editoriale, che evidenzia cio' che tutti noi pensiamo e sottoindendiamo, cari amici: non c'e' volonta' di approfondire la grandezza e la bellezza dei discorsi e degli scritti di Benedetto XVI.
Non c'e' piu' lo slogan, non c'e' piu' la "velina" e diventa tutto piu' difficile.
Per questo, troppo spesso, sempre piu' spesso, chi ci dovrebbe informare semplifica troppo, crea la polemica, inventa il "caso", come e' accaduto per il discorso alle Ong (CATTOLICHE!).
Esattamente come, purtroppo, e' avvenuto a Ratisbona, quando la ricerca ossessiva della frase che potesse mettere in crisi il Pontificato ratzingeriano ha procurato danni incalcolabili, compresa, cosa inaudita, la morte di una brava, onesta, amorevole suora in Somalia (Suor Leonella).
Ancora oggi mi chiedo: ne valeva la pena?
A che cosa e' servita l'esperienza di Ratisbona se ancora oggi siamo allo stesso punto? Scriviamo amenita' senza nemmeno leggere i discorsi? Ma che serieta' e' mai questa?
Forse, pero', dovremmo rallegrarci: la lectio bavarese ha prodotto grandissimi (ed inaspettati per certi commentatori) frutti: dalla lettera delle 138 guide islamiche alla risposta del Papa, passando per la storica visita del Re dell'Arabia Saudita in Vaticano.
E' probabile che anche l'interpretazione podale (nel senso di "fatta coi piedi") del discorso alle Ong porti risultati eclatanti :-)
Che cosa deduciamo da tutto cio'? Non fidiamoci MAI dei commenti, dei riassunti, delle riduzioni. Leggiamo sempre i TESTI ORIGINALI.
Gli editoriali sono utili, sono i benvenuti, possono insegnarci molto ma solo DOPO la lettura personale.

In questa sede ringrazio con tutto il cuore l'Osservatore Romano (nella nuova gestione del prof. Vian), Avvenire e Radio Vaticana che ci regalano un'informazione corretta e intellettualmente elevatissima.

Andiamo avanti ma tenendo sempre presente questo illuminante articolo di Vladimir, che inseriro' nel blog degli speciali alla voce "Il Papa inedito, raccontato da chi lo conosce bene.
Trovo verissimo e "terribile" questo brano su cui dovremo riflettere a lungo:

"Quando i vaticanisti si illudevano di poter diventare “todos caballeros”, e accedere così al sistema che faceva pubblicare libri e li poteva anche trasformare in best seller, le illusioni ottiche dei giornalisti erano ampiamente tollerate, e financo ricompensate, purché avvenissero su ordinazione. Come tutti sanno, anche per le orchestrine delle parrocchiette quando cambia direttore cambia anche spartito. Qualche vaticanista, evidentemente, ancora non se n’è accorto. Un motivo in più, questo, perché i laici, quelli seri, ne tengano debitamente conto. Innanzitutto, per un ovvio motivo di serietà e di onestà".

Credo che la "chiave" sia tutta in queste righe
!
Raffaella

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara la mia Raffaella,non ti stupire.
pensa per un momento al fatto che il vaticanista di cotanto Corriere fa battutine nel suo blog sui soldati tedeschi e sulle SS.
Che cosa pretendi?
E poi ci soprendiamo se le parole del papa vengono storpiate?

mariateresa ha detto...

Vladimir ci ha abituato ad analisi di questo tipo.Le cose stanno proprio così, ma faccio fatica a credere che si tratti di sola cialtronisia. Ieri su Agenzia radicale, e non sul Messaggero di S. Antonio, un commentatore sottolineava come "strano" il comportamento delle agenzie di stampa, guardate che roba
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2141&Itemid=40
Non conosco il commentatore, segnalo solo dove l'ho trovato.
Quindi non siamo noi ad avere le traveggole e non è solo l'affetto che portiamo per papa Benedetto a farci prendere lucciole per lanterne.
Io continuo a farmi una domanda : perchè c'è questo comportamento e in modo reiterato e anche se diversi l'hanno stigmatizzato anche dentro la FNSI dopo Ratisbona?
Credo anche che Vladimir sappia perfettamente con nome e cognome chi dentro l'ANSA ha fatto il suo numero, ma questo non toglie che i giornali (sempre gli stessi) hanno ripreso il puffo con punte di libidine, come su Repubblica .
Noi possiamo usare il decoder, come dice Luisa, per non farci prendere per le chiappe ma altri , secondo me, dovrebbero gentilmente, ma fermamente dire il fatto suo a chi di dovere.

cotoletta ha detto...

sono malignità verso il papa e il popolo tedesco.
per par condicio voglio leggere una barzelletta sugli ebrei e una sugli islamici.
ingenua?

psico ha detto...

Credo che Luigi Accattoli, il vaticanista a cui si fa riferimento negli ultimi due commenti, sia uno dei migliori giornalisti cattolici italiani. E' stimato e apprezzato per competenza, sobrietà e per come vive la fede nella professione.

Ringrazio Raffaella per il lavoro preziosissimo che svolge accanto ai media cattolici. Segnalo, a proposito del tema di questo post, che, dal sito della radio vaticana in diretta, www.radiovaticana.org/105live, è possibile ascoltare una trasmissione assai interessante andata in onda ieri, nella quale, a proposito della manipolazione delle parole papali, si sono confrontati Mazza (AVVENIRE), La Rocca (La Repubblica), Tosatti (La Stampa).

Baci

Raffaella ha detto...

Grazie a tutti per i commenti e scusate per il ritardo nella pubblicazione.

euge ha detto...

Cara Cotoletta..... rassegnati non vedrai mai ne sentirai mai barzellette o caricature di islamici o ebrei e sai perchè..... perchè nessuno di tutti e due sanno porre l'altra guancia. Soltanto che a forza di porgere l'altra guancia, c'è il ricschio che ti diventi un melone.........
Eugenia