1 agosto 2008

Benedetto XVI e Paolo VI in Australia: "A Sydney due Papi per un mondo nuovo" (Osservatore Romano)


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I viaggi di Paolo VI e di Benedetto XVI in Australia

A Sydney due Papi per un mondo nuovo

di Gianluca Biccini

"Tutti, Chiesa compresa, siamo impegnati nella nascita di un mondo nuovo. Dobbiamo far sì che il moto non degeneri in precipitazione; che la passione per l'avvenire non porti con sé il disprezzo del passato; che la brama dei beni materiali non inaridisca i cuori e non faccia deprezzare i valori dello spirito: si tratta insomma di garantire le condizioni di un progresso autentico, e cioè veramente umano".
Hanno quasi quarant'anni queste parole pronunciate da Paolo VI il 30 novembre 1970 a Sydney.
A rileggerle oggi, all'indomani del viaggio compiuto da Benedetto XVI in terra australiana, sembrano assumere un valore profetico.
La visita di Papa Ratzinger nel grande Paese dall'altra parte del globo, compiuta dal 12 al 21 luglio scorso in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù, presenta infatti molti elementi comuni con quello di Montini, che si recò in Australia per le celebrazioni bicentenarie delle esplorazioni del capitano Cook.
Non solo singolari dati statistici: per entrambi il nono viaggio internazionale, con dodici discorsi per parte; ma anche coincidenze nella scelta dei luoghi - la cattedrale di Saint Mary, l'ippodromo di Randwick, la tomba della beata MacKillop - e soprattutto nelle tematiche affrontate.
Una rilettura dei discorsi di Paolo VI conferma la visione ecclesiale di questo grande protagonista della storia del Novecento, di cui ricorre in questi giorni il trentesimo anniversario della morte.
Proveniente dalle Isole Samoa, Papa Montini sostò a Sydney dal 30 novembre al 3 dicembre 1970.
Fu l'ultimo viaggio del pontificato: un vero e proprio tour de force che lo condusse anche in Iran, Pakistan, Indonesia, Hong Kong e Sri Lanka. Una visita iniziata il 26 novembre e conclusa il 5 dicembre, durante la quale il Pontefice percorse 45.665 chilometri di volo a bordo di un quadrireattore Douglas Dc 8/62.
Un record superato solo dal trentaduesimo viaggio di Giovanni Paolo II, dal 18 novembre al 1° dicembre 1986, in Bangladesh, Singapore, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Australia, Isole Seychelles: ben 48.974 chilometri.
Nella metropoli sorta a ridosso della Botany Bay, dove James Cook era approdato duecento anni prima prendendo possesso del nuovissimo continente in nome della corona britannica, Paolo VI fu accolto nel tardo pomeriggio di un venerdì di fine novembre. Due ali di folla gli diedero il benvenuto in una città che egli stesso definì, durante l'incontro con le autorità civili nella sede municipale, "operosa" e "dinamica" tanto sul piano culturale che su quello industriale e commerciale, abitata da "una comunità assai varia".
Tra gli appuntamenti del giorno seguente quello con la conferenza episcopale australiana nella cripta di Saint Mary, nel corso del quale il Pontefice intervenne sul tema dell'unità nella Chiesa e della Chiesa. Un argomento ripreso poi alla fine del viaggio, la sera del 2 dicembre, nella preghiera comune con i responsabili di varie confessioni non cattoliche.
E forse non è un caso che Benedetto XVI abbia scelto proprio la cripta della prima e più grande chiesa cattolica australiana per incontrare lo scorso 18 luglio i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane.
E se lo stesso 1° dicembre 1970 Paolo VI parlò a duemila sacerdoti del clero locale raccoltisi in cattedrale, anche Papa Ratzinger ha celebrato la messa, il 19 luglio, per i preti, i seminaristi e le novizie della Chiesa australiana.
Un'omelia, la sua, che ha riempito le pagine dei giornali quasi esclusivamente per l'atto di accusa contro "gli abusi sessuali sui minori" compiuti "da parte di alcuni sacerdoti e religiosi in questa Nazione", mentre andrebbe riletta in modo più approfondito; per esempio, quando denuncia la società odierna che vorrebbe mettere Dio "da parte" e che nel nome della libertà e dell'autonomia umane riduce la religione a devozione personale, allontanando la fede dalla pubblica piazza.
Quest'omelia di Benedetto XVI costituisce insieme con i due lunghi discorsi in occasione della festa di accoglienza sul molo di Barangaroo (17 luglio) e della veglia di preghiera all'ippodromo di Randwick (19 luglio) un trittico privilegiato per una lettura del viaggio ratzingeriano.
Non solo vergogna per gli abusi del clero, dunque, ma difesa dei diritti degli aborigeni, salvaguardia dell'ambiente, tutela della vita umana e, soprattutto, l'auspicio di un rinnovamento, di "una nuova era" espresso nella messa di chiusura della Gmg 2008. Quasi un'eco delle aspettative di Paolo VI enunciate al suo arrivo a Sydney.
Anche nella scelta dei testimoni del messaggio cristiano in Australia i due Pontefici hanno puntato sulla medesima figura esemplare. Il 2 dicembre Papa Montini volle recarsi nella zona nord della città, presso il convento delle suore di San Giuseppe del Sacro Cuore, la prima congregazione religiosa nata nel Paese per iniziativa di una giovane donna nata in Australia. Era l'anno 1866 e la fondatrice, all'epoca ventiquattrenne, si chiamava Mary MacKillop. Significativamente Benedetto XVI ha avuto il primo appuntamento di preghiera a Sydney, subito dopo la cerimonia di benvenuto, proprio sostando sulla tomba della religiosa, nel frattempo divenuta - era l'anno 1995 - la prima beata australiana.
Un'ulteriore scelta condivisa dai due Pontefici si riscontra nell'udienza concessa da Paolo VI a un gruppo di sacerdoti anziani e nella breve visita di Papa Benedetto alla residenza Mount Saint Joseph's home, gestita dalle Little Sisters of the Poor, dove quest'ultimo ha salutato l'ottantacinquenne cardinale Edward Bede Clancy, alcuni vescovi emeriti e Rosemary Goldie, già sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici, prima donna a ricoprire un alto incarico nei dicasteri della Santa Sede proprio ai tempi del pontificato montiniano.
Ma la sintesi del messaggio lasciato da Paolo VI e da Benedetto XVI in terra australiana si ritrova negli incontri con le nuove generazioni. Il primo celebrò la messa la mattina del 2 dicembre 1970 all'ippodromo di Randwick, alla presenza di centocinquantamila giovani australiani, davvero un numero considerevole.
"In questo giovane popolo - ebbe a dire Papa Montini - voi siete i giovani tra i giovani". Perciò - aggiunse - "la Chiesa viene a voi senza complessi. Essa sa i valori di cui siete portatori, quelli del vostro numero, quelli del vostro slancio verso l'avvenire, quelli della vostra sete di giustizia e di verità e della vostra avversione per l'odio e per la sua espressione peggiore che è la guerra, persino quelli del rigetto degli elementi caduchi della moderna civiltà". Dio - fu la conclusione - "li ha messi in voi per rispondere con un atteggiamento nuovo a una situazione nuova". Per questo - ha affermato Benedetto XVI congedandosi da Sydney, quasi a completare il ragionamento del suo predecessore - la Chiesa continua a guardare ai giovani come speranza per il mondo di domani.

(©L'Osservatore Romano - 1 agosto 2008)

3 commenti:

Carla ha detto...

Buon giorno a te, Raffaella, e a voi tutti del blog. Mi scuso perchè il post non è un commento all'articolo pubblicato, peraltro interessantissimo per la stupefacente attualità del messaggio di Paolo VI a Sydney del 1970 e la continuità con quello di Papa Benedetto. Scrivo solo per esprimere soddisfazione per la delibera del Parlamento sul conflitto di attribuzione con il potere Giudiziario sul caso di Eluana. Significativa anche la prudente scelta del PD di non partecipare al voto, peraltro prontamente contestata sul sito di Repubblica da Miriam Mafai. Bene anche la decisione della PG di Milano. Importanti segnali, per credenti e non. Grazie per l'attenzione, saluti cari Carla

Raffaella ha detto...

Grazie Carla :-))

Anonimo ha detto...

Può essere molto utile questo blog. Lo consulterò molto. Cari saluti.