19 settembre 2008

Cristiani e musulmani difendano insieme la dignità della famiglia: così il messaggio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (R.V.)


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Cristiani e musulmani difendano insieme la dignità della famiglia: così il messaggio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso per la fine del Ramadan

Il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato anche quest’anno, com’è ormai tradizione, un messaggio augurale al mondo islamico per la fine del Ramadan. Tema del messaggio è “Cristiani e musulmani: insieme per la dignità della famiglia”. Ce ne parla il segretario del dicastero vaticano, l’arcivescovo Pier Luigi Celata, al microfono di Sergio Centofanti.

R. – Sulla famiglia ci troviamo insieme con i musulmani nel riconoscerne il ruolo fondamentale per la società, per ogni persona umana che ne fa parte. Nel rilevare questa importanza della famiglia, abbiamo pensato – come del resto è accennato anche attraverso la citazione della Gaudium et Spes, che è fatto nel messaggio – all’importanza e al valore della famiglia in ordine ad ogni persona, persona che trova nella famiglia, dalla nascita fino al declino e al termine della vita, il luogo e l’ambito affinché tutto ciò si possa realizzare. Penso, ad esempio, al senso di responsabilità, al rispetto per la dignità di ogni persona, alla realizzazione di ogni membro della famiglia secondo le proprie attitudini. Indichiamo poi anche la possibilità e di conseguenza anche il dovere di operare, di agire insieme. Come poi è già successo in circostanze diverse: penso ad alcune conferenze internazionali a livello anche di Nazioni Unite, nelle quali rappresentanze musulmane e la Santa Sede stessa hanno potuto trovarsi insieme per difendere e cercare di far affermare alcuni valori attinenti alla famiglia. La famiglia ha bisogno – e questo lo sappiamo bene – di essere presa in considerazione seriamente oggi e a tutti i livelli: a livello legale, a livello sociale; la famiglia ha bisogno di misure e di provvedimenti legali e sociali che assicurino, ad esempio, certe condizioni di lavoro idonee allo svolgimento delle responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli. Pensiamo, ad esempio, all’entità dei salari e come cristiani illuminati dall’esperienza che abbiamo anche a livello dottrinale, siamo sensibili ad un salario che tenga conto della famiglia in concreto; pensiamo alla famiglia anche come luogo dove i genitori sono chiamati ad esercitare una precisa responsabilità in funzione dell’educazione dei figli. Possiamo riferirci e pensare alle scelte educative che i genitori devono poter effettuare in piena libertà e responsabilità. C’è, quindi, un ambito molto vasto nel quale cristiani e musulmani possono operare insieme. Naturalmente abbiamo dei valori comuni che attengono alla famiglia ed abbiamo anche tradizioni e valori diversi riguardo alla famiglia. Quello che è, però, comune tra di noi è già una base assai ampia per poter lavorare insieme a beneficio della famiglia.

D. – Come vengono accolti dal mondo musulmano questi messaggi augurali della Chiesa cattolica?

R. – In genere, per le risonanze che abbiamo ed anche per alcune corrispondenze e reazioni scritte che riceviamo, possiamo dire in modo molto positivo. Vi vedono un segno di amicizia, di vicinanza, una volontà condivisa di conoscersi sempre meglio e di camminare insieme in difesa di quei valori ai quali teniamo, gli uni e gli altri.

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4 commenti:

Luisa ha detto...

"Penso, ad esempio, al senso di responsabilità, al rispetto per la dignità di ogni persona, alla realizzazione di ogni membro della famiglia secondo le proprie attitudini."

Valore comune questo?
È sempre bene riflettere su ciò che unisce,nella consapevolezza di ciò che separa, ad esempio come dimenticare lo statuto della donna nell`islam? La lapidazione delle donne adultere?
Non penso che la frase riportata qui sopra trovi riscontro nella sharia.

Gianpaolo1951 ha detto...

Già, cara Luisa, tante belle parole…, ma poi nei fatti un abisso divide le due realtà!...

Anonimo ha detto...

I componenti del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso (ufficio inutile) mi sembrano, per il loro comportamento nei confronti dei musulmani, tanti don Abbondio di manzoniana memoria che nel celebre romanzo viene così descritto: “Il nostro Abbondio non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Aveva quindi, assai di buon grado, ubbidito ai parenti, che lo vollero prete. Per dir la verità, non aveva gran fatto pensato agli obblighi e ai nobili fini del ministero al quale si dedicava: procacciarsi di che vivere con qualche agio, e mettersi in una classe riverita e forte, gli eran sembrate due ragioni più che sufficienti per una tale scelta. Ma una classe qualunque non protegge un individuo, non lo assicura, che fino a un certo segno: nessuna lo dispensa dal farsi un suo sistema particolare. Don Abbondio, assorbito continuamente ne' pensieri della propria quiete, non si curava di que' vantaggi, per ottenere i quali facesse bisogno d'adoperarsi molto, o d'arrischiarsi un poco. Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare. Neutralità disarmata in tutte le guerre che scoppiavano intorno a lui, dalle contese, allora frequentissime, tra il clero e le podestà laiche, tra il militare e il civile, tra nobili e nobili, fino alle questioni tra due contadini, nate da una parola, e decise coi pugni, o con le coltellate. Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all'altro ch'egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte? ch'io mi sarei messo dalla vostra parte. Stando alla larga da' prepotenti, dissimulando le loro soverchierie passeggiere e capricciose, corrispondendo con sommissioni a quelle che venissero da un'intenzione più seria e più meditata, costringendo, a forza d'inchini e di rispetto gioviale, anche i più burberi e sdegnosi, a fargli un sorriso, quando gl'incontrava per la strada, il pover'uomo era riuscito a passare i sessant'anni, senza gran burrasche”
Ma di quale dialogo parlate? La volete smettere di perdere tempo, invece di diffondere il Vangelo perché tutti credano che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente e credendo abbiano la vita nel suo nome?

milena ha detto...

Io trovo che oggi sia veramente fondamentale mettere da parte orgoglio e rivendicazioni da farsi alla luce del sole che siano finalizzati puramente ad un'elevazione di potenza individuale e collettiva ma non globalizzante. Le radici devono essere annodate, recuperate, riscoperte, condivise da tutti indifferentemente. La dignità dell'individuo risiede principalmente nella vita generata, dono di luce, che è sacro perchè a sua volta tempio e fonte della vita umana. Essa va ricercata e conquistata interiormente, nel proprio silenzio spirituale, nella gestualità ed esternazione delle passioni che coltiviamo con amore e non nel soggiogamento dello spazio e del tempo. Io sono cristiana e sono sposata da 5 anni con un musulmano, e il mio percorso di vita mi porta a dire che la convivenza è possibile e sorprendente quando ci si rende conto che l'abisso identitario che ci separa e in cui l'uomo e la donna s'incontrano e muoiono, diventa l'UNICO possibile territorio dove si può manifestare la mano di Dio che li unisce indissolubilmente con il prodotto della morte insito in ognuno di noi. Ciao, Milena