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9 gennaio 2008

Il Papa all'udienza generale presenta Sant'Agostino (Radio Vaticana)


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VIOLENZE CONTRO I CRISTIANI IN IRAQ: PREMIER RASSICURA IL PAPA E LO INVITA A BAGHDAD

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Il Papa all'udienza generale presenta Sant'Agostino: uomo di passione e di intelligenza altissima che cercava la verità e incontrò Cristo. Benedetto XVI parla del calcio: educhi all'onestà e alla fraternità

La vita di Sant’Agostino è un esempio dell’opera della grazia divina che dirige le complicate vicende dell’uomo verso la conoscenza della definitiva Verità, verso l’unione con Cristo e verso il servizio alla Sua Chiesa. Ha sintetizzato così Benedetto XVI la biografia del vescovo di Ippona riprendendo oggi le sue catechesi sui Padri della Chiesa. Vasto l’influsso esercitato da Agostino nella letteratura cristiana e numerose le opere da lui lasciate; a queste e alla vicenda interiore del presule africano, ha detto il Papa, saranno dedicate le catechesi delle prossime udienze generali. Il servizio di Tiziana Campisi:

“Uomo di passione e di fede, di intelligenza altissima e di premura pastorale instancabile”: con queste parole Benedetto XVI ha definito Sant’Agostino - “il più grande padre della Chiesa latina”, nato a Tagaste, nell’odierna Algeria, nel 354 - “spesso conosciuto, almeno di fama, anche da chi ignora il cristianesimo o non ha consuetudine con esso”:

“Di rado una civiltà ha trovato uno spirito così grande, che sapesse accoglierne i valori ed esaltarne l’intrinseca ricchezza, inventando idee e forme di cui si sarebbero nutriti i posteri, come ha sottolineato Papa Paolo VI: “Si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi”.

Educato alla fede cristiana dalla madre Monica, il giovane Agostino abbandonò presto la Chiesa cattolica, ma dentro di lui rimase qualcosa:

“E’ rimasto sempre affascinato dalla figura di Gesù Cristo, dice anche che ha sempre amato Gesù, ma si è allontanato sempre più dalla fede ecclesiale, dalla pratica ecclesiale, come succede anche oggi per molti giovani”.

Pur essendosi allontanato dalla prassi ecclesiale, Agostino, ha detto poi il Papa, era un appassionato ricercatore della Verità e mosso da questa passione legge l’Ortensio di Cicerone, oggi perduto:

“Questo libro svegliò in lui l’amore per la sapienza, come scriverà ormai vescovo nelle Confessiones: 'quel libro cambiò davvero il modo di sentire, tanto che all’improvviso perse valore ogni speranza vana e desideravo con incredibile ardore del cuore l’immortalità della sapienza'”.

Ad interessare Agostino saranno i manichei, che promettevano una fede razionale e presentavano il mondo diviso tra due principi: quello del bene e quello del male. Nel manicheismo – che contava tante personalità influenti – il promettente retore trova anche l’apertura a “facili prospettive di carriera”, ma in seguito ne resta deluso per non avervi risolto i propri dubbi. Si trasferisce quindi a Roma e poi a Milano, dove aveva ottenuto un posto di prestigio, presso la corte imperiale. “Allo scopo di arricchire il suo bagaglio retorico”, comincia ad ascoltare le prediche del vescovo Ambrogio e rimane affascinato dalle sue parole che lo conducono ad una corretta lettura delle Scritture. Quelle che da adolescente gli erano parse rozze gli mostrano ora il cammino verso Gesù, “l’unità del mistero di Cristo nella storia” e la “sintesi tra filosofia, razionalità e fede nel Logos, in Cristo Verbo eterno che si è fatto carne”. “Alla lettura degli scritti dei filosofi, Agostino fece così seguire quella rinnovata della Scrittura”. Giunge in questo modo alla conversione Sant’Agostino, ha spiegato Benedetto XVI, dopo “un lungo e tormentato itinerario interiore”. Battezzato il 24 aprile del 387 da Ambrogio, torna in Africa con il desiderio di dedicarsi a vita monastica, tra preghiera e studio. Nel 391, però, contro la sua volontà, viene ordinato sacerdote e nel 395 è consacrato vescovo di Ippona. Qui ha svolto il suo ministero per 35 anni, esercitando una vasta influenza nella guida della Chiesa cattolica dell’Africa romana e più in generale nel cristianesimo del suo tempo, fronteggiando tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo, che mettevano in pericolo la fede cristiana nel Dio unico e ricco di misericordia:

“Fu un Vescovo esemplare nel suo instancabile impegno pastorale: predicava più volte la settimana ai suoi fedeli, sosteneva i poveri e gli orfani, curava la formazione del clero e l’organizzazione di monasteri femminili e maschili”.

Agostino, ha affermato il Papa, si è affidato a Dio “ogni giorno, fino all’estremo della sua vita”, quando nel 430, colpito da febbre, chiese che gli venissero trascritti i salmi penitenziali, per poterli leggere, affissi contro la parete, stando a letto.

Nel rivolgere i suoi saluti ai pellegrini, Benedetto XVI ha espresso infine un pensiero particolare per i dirigenti e i calciatori della Serie D. Il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete ha regalato al Santo Padre un pallone. In dono il Papa ha anche ricevuto una maglia azzurra con la scritta “Benedetto XVI”. “Possa il gioco del calcio – ha concluso il Papa – essere sempre più veicolo di educazione ai valori dell’onestà, della solidarietà e della fraternità, specialmente fra le giovani generazioni”.

© Copyright Radio Vaticana

BENEDETTO XVI: UDIENZA, S. AGOSTINO “MODELLO UNICO” PER LA CULTURA OCCIDENTALE (SIR)


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Discorso del Santo Padre al Corpo Diplomatico: lo speciale di "Avvenire"

Giuliano Ferrara: "Non scherziamo e non diciamo che ho arruolato il Papa!"

Stamattina il Papa ha iniziato la prima di una serie di catechesi dedicate a Sant'Agostino. Oggi il Santo Padre ha parlato della vita del Santo di Ippona con ampi passaggi "a braccio".
R.

BENEDETTO XVI: UDIENZA, S. AGOSTINO “MODELLO UNICO” PER LA CULTURA OCCIDENTALE

Una figura che “ha lasciato un’impronta fortissima nella cultura Occidentale e nel mondo”, un “modello unico” nella letteratura occidentale ed “anche nella letteratura moderna”. Così il Papa ha definito oggi S’Agostino d’Ippona, figura che sarà al centro – ha annunciato lo stesso Santo Padre alla fine della catechesi dell’udienza generale di oggi – anche dei “prossimi incontri”. “Il mistero di Dio che si nasconde nell’uomo”: questo,ha detto Benedetto XVI a braccio, uno dei tratti spirituali caratteristici del pensiero agostiniano, considerato dal Santo Padre “una cosa straordinaria e senza precedenti, che rimane per così dire un monte spirituale”. “Uomo di passione e di fede, di intelligenza altissima e di premura pastorale instancabile – ha esordito il Pontefice – questo grande santo e dottore della Chiesa è spesso conosciuto, almeno di fama, anche da chi ignora il cristianesimo o non ha consuetudine con esso”. Per la sua “singolare rilevanza”, ha proseguito il Papa, “sant’Agostino ha avuto un influsso vastissimo”, tanto che “si potrebbe affermare, da una parte, che tutte le strade della letteratura cristiana portano a Ippona e, dall’altra, che questa città dell’Africa romana, di cui Agostino fu vescovo dal 395 fino alla morte nel 430,si diramano molte strade del cristianesimo successivo e della stessa cultura occidentale”.
“Di rado una civiltà – il giudizio del Papa – ha trovato uno spirito così grande, che sapesse accoglierne i valori” ed inventare “idee e forme di cui si sarebbero nutriti i posteri, come sottolineò anche Paolo VI”. Nato a Tagaste il 13 novembre 354 da Patrizio, un pagano che poi divenne catecumeno, e da Monica, “fervente cristiana”. “Donna appassionata, venerata come santa”, quest’ultima “esercitò sul figlio una grandissima influenza e lo educò nella fede cristiana, che tuttavia il giovane presto abbandonò, come succede anche oggi a molti giovani”, ha aggiunto il Papa a braccio. “Di vivissima intelligenza”, Agostino “ricevette una buona educazione” e divenne “perfetto dominatore della lingua latina”, anche se “non arrivò tuttavia a maneggiare con altrettanto dominio il greco” A Cartagine, Agostino lesse perla prima volta l’Hortensius, uno scritto di Cicerone poi andato perduto che “si colloca all’inizio del suo cammino verso la conversione”, perché “svegliò in lui l’amore per la sapienza”, come scrisse da vescovo nelle Confessiones. “Anche se abbandonò la fede ecclesiale – ha puntualizzato sito il Papa a braccio – Agostino cercò sempre la verità. Era convinto che sena Gesù a verità non è trovata”, che cioè nell’Hortensius “mancava la parola di Gesù”. L’incontro con la Bibbia, tuttavia, “deluse il giovane Agostino, perché non vi trovava le altezze della filosofia”.
Il giovane Agostino e il manicheismo: questo l’altro capitolo della vita di Agostino affrontato durante l’udienza generale di oggi in Aula Paolo VI, davanti a circa 4.500 fedeli. “La suggestione di una concezione semplificata del mondo, radicalmente diviso tra bene e male”, attirava il giovane Agostino, “convinto di aver trovato una sintesi tra razionalità, ricerca della verità e amore per Cristo”. Senza contare che l’adesione al manicheismo “sembrava aprirgli facili prospettive di carriera” e “gli permetteva anche di continuare la relazione intrecciata in quegli anni con una donna”, da cui ebbe un figlio, Adeodato, “a lui carissimo e che morì prematuramente”. Con il tempo, tuttavia, Agostino “iniziò ad allontanarsi dalla fede dei manichei, che lo delusero proprio dal punto di vista intellettuale”, e da Cartagine si trasferì a Roma e poi a Milano, dove affascinato dalle prediche del vescovo Ambrogio “si rese conto che la lettura allegorica della Scrittura e la filosofia neoplatonica gli permettevano di risolvere le difficoltà intellettuali che,quando era più giovane, nel suo primo avvicinamento ai testi biblici gli erano sembrate insuperabili”. La conversione al cristianesimo, il 15 agosto 386, si collocò quindi “al culmine di un lungo e tormentato itinerario interiore”. A 32anni, Agostino fu battezzato da Ambrogio il 24 aprile 387, durante la veglia pasquale.
Dopo il battesimo, Agostino decise di tornare in Africa con l’idea di “praticare una vita comune, di tipo monastico, al servizio di Dio. Ma a Ostia, la madre improvvisamente si ammalò e poco più tardi morì, straziando il cuore del figlio”. Rientrato in patria, fu ordinato presbitero nel 391 a Ipponae fu consacrato vescovo, nel 395. Agostino fu battezzato “contro la sua volontà”, ha detto il Papa fuori testo, perchè “non si sentiva chiamato alla vita pastorale, ma poi ha capito che la sua vita era essere un pastore per gli altri,per fare la verità agli altri”. “Vescovo esemplare”, in breve esercitò “una vasta influenza nella guida della Chiesa”, di fronte a “tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo”. E a Dio si affidò Agostino “ogni giorno, fino all’estremo della sua vita”. “Colpito da febbre, mentre da quasi tre mesi la sua Ippona era assediata dai vandali invasori”, Agostino – ha detto il Papa citando la “Vita Augustini” di Possidio –chiese di trascrivere a grandi caratteri i salmi penitenziali e fece affiggere ifogli contro la parete, così che stando a letto durante la sua malattia li poteva vedere e leggere, e piangeva ininterrottamente a calde lacrime”. Così trascorsero gli ultimi giorni della vita di Agostino, che morì il 28 agosto 430,quando ancora non aveva compiuto 76 anni.

© Copyright Sir

7 gennaio 2008

Discorso del Papa al Corpo Diplomatico: il commento di don Paolo Padrini e di Asianews


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Benedetto XVI spinge il dibattito pubblico sulla sacralità della vita umana. Il discorso integrale.

di don Paolo Padrini

Benedetto XVI ha parlato al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. naturalmente tutti i giornali ne stanno parlando, soprattutto in riferimento ad una frase che farà discutere.

"Mi rallegro che lo scorso 18 dicembre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria sull'applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana.

Riferimento o no alla ipotesi di moratoria sull'aborto, proposta da più parti nel mondo cattolico, il discorso del Papa apre più profondamente al dibattito sulla scienza e sulla necessità che essa sia "moralizzata".

Soprattutto Benedetto XVI aprendo al dialogo - ancora una volta - spinge l'opinione pubblica ad una accelerazione anche mediatica, che - speriamo - si accompagni non alla solita "lotta ideologica" ma stimoli un confronto sereno (spererei pacato) o almeno "civile".

(segue discorso integrale)

© Copyright Passi nel deserto


VATICANO

Papa: restano “fragili” la sicurezza e la stabilità del mondo

Molte le preoccupazioni per il continente asiatico nel discorso di Benedetto XVI agli ambasciatori: dal Medio Oriente al Myanmar, dal Pakistan allo Sri Lanka. La pace esige il rispetto della libertà dell’uomo e dei suoi diritti, fondati nella legge naturale, a partire da quelli alla vita ed alla libertà religiosa. L’auspicio che la moratoria sulla pena di morte “stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana”.

Città del Vaticano (AsiaNews) - La sicurezza e la stabilità del mondo “permangono fragili”. Più ombre che luci nello sguardo di Benedetto XVI sulla situazione mondiale, oggetto tradizionale dell’incontro di inizio anno del Papa con gli ambasciatori dei 176 Stati accreditati presso la Santa Sede, svoltosi questa mattina nella Sala Regia del Palazzo apostolico. Le tante situazioni difficili, quando non drammatiche, che Benedetto XVI ha indicato, richiedono, a suo avviso, la presa di coscienza della comune responsabilità delle nazioni per la libertà e i diritti dell’uomo, che possono essere tutelati attraverso iniziative di dialogo, ma che esigono il rispetto della diritto naturale, “dato dal Creatore”, e nel suo ambito, del rispetto per la vita umana. Perché “la pace non può essere una semplice parola o un'aspirazione illusoria. La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti, come l'accesso al cibo, all'acqua e all'energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici”.

I drammi dell'Asia

E’ lungo e particolareggiato l’esame della situazione mondiale fatto dal Papa e ci sono tanti Paesi asiatici tra quelli oggetto della sua preoccupazione. “La preoccupazione della comunità internazionale – ha detto in proposito il Papa - continua ad essere viva per il Medio Oriente. Sono lieto che la Conferenza di Annapolis abbia manifestato segni sulla via dell'abbandono del ricorso a soluzioni parziali o unilaterali a favore di un approccio globale, rispettoso dei diritti e degli interessi dei popoli della regione. Faccio appello, ancora una volta, ad Israeliani e Palestinesi, affinché concentrino le proprie energie per l'applicazione degli impegni presi in quella occasione e non fermino il processo felicemente rimesso in moto. Invito inoltre la comunità internazionale a sostenere questi due popoli con convinzione e comprensione per le sofferenze e i timori di entrambi”.
“Come non essere vicini – ha proseguito - al Libano, nelle prove e violenze che continuano a scuotere questo caro Paese? Formulo voti che i Libanesi possano decidere liberamente del loro futuro e chiedo al Signore di illuminarli, a cominciare dai responsabili della vita pubblica affinché, mettendo da parte gli interessi particolari, siano pronti ad impegnarsi sul cammino del dialogo e della riconciliazione. Solo in questa maniera il Paese potrà progredire nella stabilità ed essere nuovamente un esempio di convivialità fra le comunità. Anche in Iraq la riconciliazione è una urgenza! Attualmente gli attentati terroristici, le minacce e le violenze continuano, in particolare contro la comunità cristiana, e le notizie giunte ieri confermano la nostra preoccupazione; è evidente che resta da tagliare il nodo di alcune questioni politiche. In tale quadro, una riforma costituzionale appropriata dovrà salvaguardare il diritti delle minoranze. Sono necessari importanti aiuti umanitari per le popolazioni toccate dalla guerra; penso particolarmente agli sfollati all'interno del Paese e ai rifugiati all'estero, fra i quali si trovano numerosi cristiani. Invito la comunità internazionale a mostrarsi generosa verso di loro e verso i Paesi dove trovano rifugio, le capacità di accoglienza dei quali sono messi a dura prova”.
“Desidero anche esprimere il mio incoraggiamento affinché si continui a perseguire senza sosta la via della diplomazia per risolvere la questione del programma nucleare iraniano, negoziando in buona fede, adottando misure destinate ad aumentare la trasparenza e la confidenza reciproca, e tenendo sempre conto degli autentici bisogni dei popoli e del bene comune della famiglia umana”.
“Allargando il nostro sguardo all'intero continente asiatico, vorrei attirare la vostra attenzione sua qualche altra situazione di crisi. Sul Pakistan, in primo luogo, che è stato duramente colpito dalla violenza negli ultimi mesi. Mi auguro che tutte le forze politiche e sociali si impegnino nella costruzione di una società pacifica, che rispetti i diritti di tutti. In Afghanistan alla violenza si aggiungono altri gravi problemi sociali, come la produzione di droga; è necessario offrire ancor più sostegni agli sforzi di sviluppo e si dovrebbe operare ancor più intensamente per edificare un avvenire sereno. Nello Sri Lanka non è più possibile rinviare a un dopo degli sforzi decisivi per dar rimedio alle immense sofferenze causate dal conflitto in corso. E io chiedo al Signore che in Myanmar, con il sostegno della comunità internazionale, si apra una stagione di dialogo fra il governo e l'opposizione, che assicuri un vero rispetto di tutti i diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”.
Non solo Asia, naturalmente, nelle preoccupazioni del Papa. Ci sono l’Africa, dal Darfur ai Grandi Laghi, dal Kenya alla Somalia, l’America, da Cuba al Perù e la stessa Europa, con il Kosovo e l’auspicio del progresso del cammino della costruzione della “casa” europea.

La tutela della vita e della libertà religiosa

Ad essere a rischio, in ogni caso, è la libertà dell’uomo, intesa nel suo senso più alto, ma anche in quello della liberazione dai vincoli e dalle sofferenze imposti da un ineguale ed ingiusto sviluppo. Di qui l’esortazione di Benedetto XVI ad una “presa di coscienza” della comunità internazionale e il suo sostegno alle iniziative di dialogo interculturale e interreligioso. “Tali iniziative – ha sottolineato - sono sempre più numerose e possono stimolare la collaborazione su temi di interesse reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace e lo sviluppo”. Tra esse, il Papa ha positivamente sottolineato la lettera inviatagli dai 138 studiosi musulmani.
Ma la riflessione sulla tutela dei diritti dell’uomo, nel discorso di Benedetto XVI, non può prescindere da due questioni fondamentali, il diritto alla vita – che subisce “attacchi continui in tutti i Continenti” - e quello alla libertà religiosa, “esigenza inalienabile della dignità di ogni uomo e pietra angolare nell'edificio dei diritti umani”. Per il primo, egli si rallegra "che lo scorso 18 dicembre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria sull'applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana”. Per la libertà di religione, “vi sono molti luoghi nei quali essa non può esercitarsi pienamente. La Santa Sede la difende e ne domanda il rispetto per tutti. Essa è preoccupata per le discriminazioni contro i cristiani e contro i seguaci di altre religioni”.

Impegno internazionale per la sicurezza

L’ultima esortazione alla Comunità internazionale è per “un impegno globale a favore della sicurezza. Uno sforzo congiunto da parte degli Stati per applicare tutti gli obblighi sottoscritti e per impedire l'accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa rinforzerebbe, senza alcun dubbio, il regime di non proliferazione nucleare e lo renderebbe più efficace”. Esplicito il riferimento all'accordo “per lo smantellamento del programma di armamento nucleare in Corea del Nord”, seguito da un incoraggiamento per “l'adozione di misure appropriate per la riduzione degli armamenti di tipo classico, e per affrontare il problema umanitario posto dalle munizioni a grappolo”.
Facendo gli auguri per il nuovo anno agli ambasciatori e ai popoli che essi rappresentano, il papa sottolinea la “profonda” convinzione “che l'umanità costituisca una famiglia”, come sottolineato dal suo Messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della Pace di quest'anno.

© Copyright Asianews

3 gennaio 2008

NATALE, LE PAROLE DEL PAPA DA RICORDARE ("IL TIMONE")


Vedi anche:

La celebrazione spagnola «per la famiglia cristiana» (Osservatore Romano) e la "risposta" di Zapatero (Corriere)

Cresce il successo internazionale del libro di Benedetto XVI "Gesù di Nazaret" (Radio Vaticana)

La Giornata del Papa tra firme, passeggiate e tv (Accattoli per il "Corriere")

Vaticano, effetto Ratzinger: per incontrarlo sono arrivati in 3 milioni. Successo in libreria. Offerte raddoppiate (Bartoloni per Corriere della sera)

Nel segno di Madre Teresa, la prima visita di Benedetto XVI del 2008:domani il Papa si recherà nella Casa “Dono di Maria” in Vaticano

Messaggio del Presidente Napolitano a Papa Benedetto XVI per la Giornata della pace: "L'Italia riconosce il valore della famiglia, società naturale"

Moratoria sull'aborto: gli editoriali di Giuliano Ferrara

Anselma Dell’Olio (intellettuale e moglie di Giuliano Ferrara): "Io femminista, d’accordo con Giuliano"

Moratoria sull'aborto: i commenti di Carlo Casini, Baget Bozzo e Sandro Bondi (Il Giornale)

Per ridere di gusto: la esilarante "cronomail" di "Avvenire" per il 2008 :-)

Quel deficit di speranza male oscuro del nostro tempo (Colombo per "Avvenire")

Perché il Papa ha le scarpe rosse? Perché indossa un berretto bianco? Perché ha un anello? I bambini interrogano Mons. Georg

Moratoria sull'aborto: agitazione e parole grosse

Anche stamattina, su Raiuno, contestazioni al Vaticano...senza contraddittorio

In Kenya dilagano gli scontri. Migliaia di persone in fuga

Un invito alle nuove generazioni (commento dell'Osservatore Romano all'omelia del 31 dicembre 2007)

Grazie alla segnalazione della nostra Gemma, leggiamo:

Evangelizzazione, martirio, famiglia, ambiente, la figura di Maria. Nel tempo di Natale - tra messaggi, omelie, angelus e udienze - il Papa ci ha trasmesso una serie di insegnamenti da non dimenticare. Senza avere la pretesa di essere esaurienti, vi proponiamo una breve selezione di suoi passaggi, per aiutare a ricordare.

NATALE, LE PAROLE DEL PAPA DA RICORDARE

"Essere discepoli di Cristo, che cosa significa? Ebbene, significa in primo luogo: arrivare a conoscerlo. Come avviene questo? E' un invito ad ascoltarlo così come Egli ci parla nel testo della Sacra Scrittura, come si rivolge a noi e ci viene incontro nella comune preghiera della Chiesa, nei Sacramenti e nella testimonianza dei santi. Non si può mai conoscere Cristo solo teoricamente. Con grande dottrina si può sapere tutto sulle Sacre Scritture, senza averlo incontrato mai. Fa parte integrante del conoscerLo il camminare insieme con Lui". (Discorso ai membri della Curia Romana, 21 dicembre 2007)

"E' lecito ancora oggi 'evangelizzare'? Non dovrebbero piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo convivere pacificamente e cercare di fare insieme il meglio per l'umanità, ciascuna nel proprio modo? Ebbene, è indiscutibile che dobbiamo tutti convivere e cooperare nella tolleranza e nel rispetto reciproci. (...) Ma questa volontà di dialogo e di collaborazione significa forse allo stesso tempo che non possiamo più trasmettere il messaggio di Gesù Cristo? Vhi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé. (...) Per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell'annuncio della Buona Novella a tutti gli uomini, a tutti i popoli".(Discorso ai membri della Curia Romana, 21 dicembre 2007)

"Questo è il Natale! Evento storico e mistero di amore, che da oltre duemila anni interpella gli uomini e le donne di ogni epoca e di ogni luogo. E' il giorno santo in cui rifulge la "grande luce" di Cristo portatrice di pace! Certo, per riconoscerla, per accoglierla ci vuole fede, ci vuole umiltà. L'umiltà di Maria, che ha creduto alla parola del Signore, e ha adorato per prima, china sulla mangiatoia, il Frutto del suo grembo; l'umiltà di Giuseppe, uomo giusto, che ebbe il coraggio della fede e preferì obbedire a Dio piuttosto che tutelare la propria reputazione; l'umiltà dei pastori, dei poveri ed anonimi pastori, che accolsero l'annuncio del messaggero celeste e in fretta raggiunsero la grotta dove trovarono il bambino appena nato e, pieni di stupore, lo adorarono lodando Dio. I piccoli, i poveri in spirito: ecco i protagonisti del Natale, ieri come oggi". (Messaggio Urbi et Orbi, Natale 2007)

"Il messaggio di Natale ci fa riconoscere il buio di un mondo chiuso, e con ciò illustra senz'altro una realtà che vediamo quotidianamente. Ma esso ci dice anche che Dio non si lascia chiudere fuori. Egli trova uno spazio, entrando magari per la stalla; esistono degli uomini che vedono la sua luce e la trasmettono". (Omelia della Notte di Natale)

"Egli è venuto per ridare alla creazione, al cosmo la sua bellezza e la sua dignità: è questo che a Natale prende il suo inizio e fa giubilare gli Angeli. La terra viene rimessa in sesto proprio per il fatto che viene aperta a Dio, che ottiene nuovamente la sua vera luce e, nella sintonia tra volere umano e volere divino, nell'unificazione dell'alto con il basso, recupera la sua bellezza, la sua dignità. Così Natale è una festa della creazione ricostituita". (Omelia della Notte di Natale)

"Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo è venuto sulla terra. Per questo, da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la gioia; per questo lì nasce il canto. Alla fine della nostra meditazione natalizia vorrei citare una parola straordinaria di sant’Agostino. Interpretando l’invocazione della Preghiera del Signore: “Padre nostro che sei nei cieli”, egli domanda: che cosa è questo – il cielo? E dove è il cielo? Segue una risposta sorprendente: “…che sei nei cieli – ciò significa: nei santi e nei giusti. I cieli sono, sì, i corpi più alti dell’universo, ma tuttavia corpi, che non possono essere se non in un luogo. Se, però, si crede che il luogo di Dio sia nei cieli come nelle parti più alte del mondo, allora gli uccelli sarebbero più fortunati di noi, perché vivrebbero più vicini a Dio. Ma non è scritto: ‘Il Signore è vicino a quanti abitano sulle alture o sulle montagne’, ma invece: ‘Il Signore è vicino ai contriti di cuore’ (Sal 34[33],19), espressione che si riferisce all’umiltà. Come il peccatore viene chiamato ‘terra’, così al contrario il giusto può essere chiamato ‘cielo’” (Serm. in monte II 5, 17). Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore". (Omelia della Notte di Natale)

"È Cristo la nostra speranza "affidabile", ed a questo tema ho dedicato la recente Enciclica dal titolo Spe salvi. Ma la nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri, e soltanto così essa è veramente speranza anche ciascuno di noi". (Omelia al Te Deum, 31 dicembre 2007)

"Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d'amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori"
(Angelus del 26 dicembre 2007, festa di S. Stefano protomartire)

"Il bene della persona e della società è strettamente legato alla 'buona salute' della famiglia. Perciò la Chiesa è impegnata a difendere e promuovere 'la dignità naturale e l'altissimo valore sacro' del matrimonio e della famiglia". (Angelus del 30 dicembre 2007, festa della Santa Famiglia di Nazaret)

"Lo stesso amore che costruisce e tiene unita la famiglia, cellula vitale della società, favorisce l'instaurarsi tra i popoli della terra di quei rapporti di solidarietà e di collaborazione che si addicono a membri dell'unica famiglia umana. (...) Esiste pertanto uno stretto legame tra famiglia, società e pace. 'Chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare - osservo nel Messaggio per questa giornata della Pace - rende fragile la pace nell'intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale agenzia di pace". (Angelus del 1° gennaio 2008, solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio)

"In questi giorni di festa ci siamo soffermati a contemplare nel presepe la rappresentazione della Natività. Al centro di questa scena troviamo la Vergine Madre che offre Gesù Bambino alla contemplazione di quanti si recano ad adorare il Salvatore: i pastori, la gente povera di Betlemme, i Magi venuti dall’Oriente. Più tardi, nella festa della "Presentazione del Signore", che celebreremo il 2 febbraio, saranno il vecchio Simeone e la profetessa Anna a ricevere dalle mani della Madre il piccolo Bambino e ad adorarlo. La devozione del popolo cristiano ha sempre considerato la nascita di Gesù e la divina maternità di Maria come due aspetti dello stesso mistero dell'incarnazione del Verbo divino e perciò non ha mai considerato la Natività come una cosa del passato. Noi siamo "contemporanei" dei pastori, dei magi, di Simeone e di Anna, e mentre andiamo con loro siamo pieni di gioia, perchè Dio ha voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la nostra madre". (Udienza generale del 2 gennaio 2008)

© Copyright Il Timone, 3 gennaio 2008

2 gennaio 2008

Alla prima udienza generale dell'anno, il Papa parla di Maria "Madre di Dio" e le affida il 2008


Vedi anche:

Dio ha voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la nostra madre (udienza generale)

Vespri e Santa Messa del 1° gennaio: lo speciale di "Avvenire"

Il cardinale Ruini chiede una moratoria degli aborti (Radio Vaticana e Avvenire)

«La famiglia è la culla della vita e della pace» (Rondoni per "Avvenire")

BENEDETTO XVI ALL'UDIENZA GENERALE: RISCOPRIRE “L’IMPORTANZA DI MARIA” NELLA VITA DELLA CHIESA

Il messaggio del Papa e gli interventi dei cardinali Bertone, Bagnasco e Ruini (Tornielli per "Il Giornale")

NAPOLITANO PER IL 2008: NOTA SETTIMANALE SIR

Senatore Pera: «Napolitano meglio di certi cattolici» (Il Giornale). Il feeling fra il Papa e il Presidente infastidisce "qualcuno"? (Libero)

Rosso "malpela" le furbate di "Repubblica" e il cronista-antipapa del tg3 (il "problema rai" si aggrava sempre piu'...)

La Rai laicista all'attacco dei Cattolici

Il Papa: la famiglia vera "agenzia di pace" (Gasparroni per "La Gazzetta del sud")

Maria dunque, dopo aver dato una carne mortale all’Unigenito Figlio di Dio, è diventata madre dei credenti e dell’intera umanità

VESPRI, SANTA MESSA ED ANGELUS: TUTTI I VIDEO. AVETE NOTATO LA FOLLA DI STAMATTINA? :-))

La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è culla della vita e dell’amore e la prima e insostituibile educatrice alla pace

Vespri e Te Deum: il commento di Radio Vaticana

BUON ANNO, PAPA BENEDETTO...

Intervista esclusiva del cardinale Bertone a "Famiglia Cristiana": "La Chiesa, speranza per il mondo"

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007-2008

NATALE 2007: RACCOLTA DI COMMENTI

Dio si è fatto come noi per farci come Lui: figli nel Figlio, dunque uomini liberi dalla legge del peccato

Alla prima udienza generale dell'anno, il Papa parla di Maria "Madre di Dio" e le affida il 2008: ci guidi sulle "vie del bene"

Una catechesi su Maria “Madre di Dio” - il titolo con il quale la Chiesa invoca la Vergine il primo dell’anno - è stata svolta questa mattina da Benedetto XVI nella prima udienza generale del 2008. Il Papa ha parlato in Aula Paolo VI davanti a circa settemila persone, sviluppando una riflessione mariana tra storia e spiritualità, affidando alla Madonna l’anno appena iniziato perché, ha detto, ci aiuti “a camminare più speditamente sulle vie del bene”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

“Immacolata Concezione”, “Assunta”, “Madre della Chiesa”. Di tutti i grandi titoli con i quali la Madonna viene invocata, ce n’è uno al quale tutti si riconducono, il primo e il più antico riconosciuto dalla Chiesa: Maria come Theotokos, cioè “Madre di Dio”. Fin dal terzo secolo, i cristiani - ha ricordato Benedetto XVI - avevano subito sviluppato una profonda devozione verso Colei che aveva offerto se stessa al mistero dell’Incarnazione. Una devozione strettamente legata alle “accese discussioni” che a quell’epoca erano sorte attorno alla persona di Cristo. Con il titolo di Theotokos, ha spiegato il Papa, si intendeva riconoscere che “Cristo è Dio ed è realmente nato come uomo da Maria”, preservandone così “la sua unità di vero Dio e di vero uomo”. Verità poi confermata solennemente nel Concilio di Efeso del 431:

“La qualifica di Madre di Dio, così profondamente legata alle festività natalizie, è pertanto l'appellativo fondamentale con cui la Comunità dei credenti onora, potremmo dire, da sempre la Vergine Santa. Essa esprime bene la missione di Maria nella storia della salvezza. Tutti gli altri titoli attribuiti alla Madonna trovano il loro fondamento nella sua vocazione ad essere la Madre del Redentore, la creatura umana eletta da Dio per realizzare il piano della salvezza, incentrato sul grande mistero dell'incarnazione del Verbo divino”.

“La devozione del popolo cristiano - ha proseguito Benedetto XVI - ha sempre considerato la nascita di Gesù e la divina maternità di Maria come due aspetti dello stesso mistero dell’Incarnazione del Verbo”:

“E perciò non ha mai considerato la Natività come una cosa del passato. Noi siamo ‘contemporanei’ dei pastori, dei magi, di Simeone e di Anna, e mentre andiamo con loro siamo pieni di gioia, perchè Dio ha voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la nostra Madre”.

L’essere definita come “Madre di Dio” è stato il primo dei privilegi poi attribuiti alla Madonna, via via riconosciuta come immune dal peccato originale al momento della nascita e quindi priva della corruzione del corpo al momento della morte. Nel 1964, durante il Vaticano II, Paolo VI attribuì alla Vergine anche il titolo di “Madre della Chiesa”: una qualità - ha commentato con delicatezza il Pontefice - che avvicina ancor più la Madonna al cuore di ognuno:

“Sappiamo che tutti questi privilegi non sono concessi per allontanare Maria da noi, ma al contrario per renderla vicina; infatti, essendo totalmente con Dio, questa Donna è vicinissima a noi e ci aiuta come madre e come sorella”.

L’udienza che Benedetto XVI aveva introdotto con la bella e antichissima benedizione contenuta nel Libro dei Numeri – “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare su di te il suo volto e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” - è stata conclusa dal Papa con i consueti saluti nella varie lingue, fra i quali quello ai nuovi sacerdoti dei Legionari di Cristo, e da un nuovo augurio di intenzione mariana:

“Che il nuovo anno, iniziato sotto il segno della Vergine Maria, ci faccia sentire più vivamente la sua presenza materna, così che, sostenuti e confortati dalla protezione della Vergine, possiamo contemplare con occhi rinnovati il volto del suo Figlio Gesù e camminare più speditamente sulle vie del bene. Ancora una volta, Buon Anno a tutti!”

© Copyright Radio Vaticana

BENEDETTO XVI ALL'UDIENZA GENERALE: RISCOPRIRE “L’IMPORTANZA DI MARIA” NELLA VITA DELLA CHIESA


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UNA CERIMONIA MERAVIGLIOSA...VESPRI E TE DEUM

BENEDETTO XVI: UDIENZA, RISCOPRIRE “L’IMPORTANZA DI MARIA” NELLA VITA DELLA CHIESA

Un invito a “considerare attentamente l’importanza della presenza di Maria nella vita della Chiesa e nella nostra vita personale”. A rivolgerlo è stato oggi il Papa, che ha dedicato la prima udienza generale del 2008 alla figura di Maria, “madre di Dio” (Theotokos), dal titolo a lei attribuito ufficialmente nel Concilio di Efeso del 431, fino alla dottrina di Maria ricapitolata nell’ottavo capitolo della “Lumen gentium”.
“La qualifica di Madre di Dio, così profondamente legata alle festività natalizie – ha ricordato Benedetto XVI - è l'appellativo fondamentale con cui la comunità dei credenti onora da sempre la Vergine” e che “esprime bene la missione di Maria nella storia della salvezza”, perché “tutti gli altri titoli attribuiti alla Madonna trovano il loro fondamento nella sua vocazione ad essere la Madre del Redentore, la creatura umana eletta da Dio per realizzare il piano della salvezza”.
Anche al centro della rappresentazione della Natività, cuore delle feste natalizie, “troviamo la Vergine Madre che offre Gesù Bambino alla contemplazione di quanti si recano ad adorare il Salvatore: i pastori, la gente povera di Betlemme, i Magi”.
La devozione del popolo cristiano, inoltre, “ha sempre considerato la nascita di Gesù e la divina maternità di Maria come due aspetti dello stesso mistero dell'incarnazione del Verbo”.
Dal titolo di “Madre di Dio”, ha spiegato il Papa, “derivano tutti gli altri titoli con cui la Chiesa onora la Madonna”: primo tra tutti, il “privilegio” dell’“Immacolata Concezione”, in virtù del quale Maria è “immune dal peccato fin dal suo concepimento” e “fu preservata da ogni macchia di peccato perché doveva essere la Madre del Redentore”. “Anche il posto unico e irripetibile che Maria ha nella Comunità dei credenti – ha fatto notare il Santo Padre - deriva dalla sua fondamentale vocazione ad essere la Madre del Redentore” e “madre della Chiesa”: titolo, questo, che Paolo VI attribuì “giustamente” a Maria durante il Concilio Vaticano II, il 21 novembre 1964.
“Proprio perché Madre della Chiesa, la Vergine è anche Madre di ciascuno di noi, che siamo membra del Corpo mistico di Cristo”, ha proseguito Benedetto XVI: “Al momento supremo del compimento della missione messianica, Gesù lascia a ciascuno dei suoi discepoli, come eredità preziosa, la sua stessa Madre, la Vergine Maria”.
Di qui l’augurio papale per il 2008: “Che il nuovo anno, iniziato sotto il segno della Vergine Maria – le parole del Papa - ci faccia sentire più vivamente la sua presenza materna, così che, sostenuti e confortati dalla protezione della Vergine, possiamo contemplare con occhi rinnovati il volto del suo Figlio Gesù e camminare più speditamente sulle vie del bene. Buon Anno a tutti!”.

© Copyright Sir

31 dicembre 2007

Quasi 3 milioni di fedeli dal Papa nel 2007, ma come si calcola l'affluenza? Ce lo spiega Avvenire :-)


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Buon Anno, Buona Speranza nell'annuncio dell'amore di Dio (Don Antonello Iapicca per "I segni dei tempi")

Tutto il mondo è paese: alla vigilia del voto Zapatero si scopre moderato, parla di famiglia tradizionale e rincorre il voto cattolico...

Angelus e "Family day" di Madrid: il commento del Corriere della sera

NOTA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PAPABOYS

Angelus e "Family day" di Madrid: il commento (molto di parte) di "Repubblica"

Il 2008 di Papa Benedetto fra liturgia, Cina, viaggi, enciclica e seconda parte del libro su Gesù

SUCCESSO STRAORDINARIO DEL "FAMILY DAY" SPAGNOLO: LE IMMAGINI

Benedetto XVI: difendiamo la famiglia da cui dipende il bene della società

La marcia di Capodanno, dal Sessantotto in cammino per la pace (Intervista dell'Osservatore a Mons. Bettazzi)

Andrea Riccardi: "C’è una connessione profonda tra la vita di ciascuno, di una famiglia, e la pace del mondo" (Avvenire)

Aparecida 2007: in Cristo la risposta alle sfide del tempo (Intervista dell'Osservatore al cardinale Re)

La Vergine tra urgenze sociali e protagonismo femminile (Osservatore Romano)

Leggo le critiche dei giornaloni, i continui confronti, le cattiverie gratuite e poi vedo la folla di stamattina all'Angelus e dico...

Manifestazione di Madrid: il commento di Kiko Arguello (Neocatecumanali) e Antonia Sanchez (Focolari) a Radio Vaticana

La Chiesa è impegnata a difendere e promuovere "la dignità naturale e l’altissimo valore sacro" del matrimonio e della famiglia (Concilio)

Cattolicesimo e islam: verso uno storico incontro (intervista del card.Tauran all'Osservatore Romano)

Ecco come si scrive un editoriale! Card. Bertone: "C'è un'Italia positiva ignorata dai mass media" (Osservatore Romano)

Bertone: Togliatti e Berlinguer rispettavano di più la Chiesa (Politi per Repubblica)

La fase due di Benedetto XVI (Garelli per "La Stampa")

Il 2007 con Benedetto XVI

Quasi 3 milioni di fedeli agli incontri in Vaticano

2.830.100

DA ROMA SALVATORE MAZZA

Oltre due milioni e ottocentomila sono stati, nell’anno solare appena trascorso, i fedeli e i pellegrini che hanno partecipato agli incontri pubblici con Benedetto XVI in Vaticano o nella residenza di Castel Gandolfo. Quasi quattrocentomila in meno rispetto al 2006, quando il dato globale aveva toccato 3.222.820 presenze, giustificato però dal minor numero sia di udienze generali (44 quest’anno contro le 45 del 2006) che di celebrazioni pubbliche (giornate, canonizzazioni, ecc.) e udienze speciali.
I dati, diffusi ieri come sempre alla fine dell’anno solare dalla Prefettura della Casa Pontificia, parlano di un’affluenza di 2.830.100 pellegrini agli incontri con il Papa . In particolare, 729.100 alle udienze generali del mercoledì, 209.000 alle udienze speciali, 442.000 alle celebrazioni e 1.450.000 agli Angelus domenicali e festivi. Nel 2006 erano stati, rispettivamente 1.031.500, 357.120, 539.200 e 1.295.000, ossia, in numeri assoluti, 392.720 in meno.

Una differenza apparente, che statisticamente si annulla tenendo conto, come detto, del minor numero di occasioni di incontro quest’anno rispetto al precedente; e che anzi si capovolge anche nei numeri assoluti ricordando che, a differenza del 2006, il più importante degli incontri pubblici, quello con i giovani, è avvenuto a Loreto, l’1 e 2 settembre scorsi, con il quasi mezzo milione di ragazze e ragazzi presenti all’Agorà promossa dalla Conferenza episcopale italiana.

Secondo i dati della Prefettura della Casa pontificia, nel dettaglio, il mese che quest’anno ha registrato la maggiore affluenza in assoluto di pellegrini è stato aprile, con 470.800 presenze (130.000, 800, 250.000 e 90.000, sempre secondo il medesimo ordine di ripartizione illustrato prima), seguito da dicembre (329.000). Lo stesso mese di aprile detiene anche i record parziali circa le presenze alle udienze generali e alle cerimonie liturgiche, mentre per le udienze speciali il record è stato invece toccato a marzo (92.000 presenze), e per gli Angelus in dicembre (260.000).

Quest’ultimo dato relativo alla preghiera mariana andrà comunque aggiornato, mancando al conto quello in programma oggi, che molto probabilmente – trattandosi dell’ultimo Angelus dell’anno, appuntamento tradizionalmente molto caro ai romani – spingerà il dato a sfiorare le 300.000 presenze complessive, ben oltre le 280.000 totali del 2006. Per la cronaca, nel 2006 il record assoluto delle presenze era stato registrato a giugno.

Il computo delle presenze, ultimo dato da sottolineare, viene fatto solo ed esclusivamente (ad eccezione degli Angelus) sulla base dei biglietti emessi dalla Prefettura della Casa pontificia per i singoli appuntamenti, senza tener conto delle presenze «estemporanee».

Le quali per altro, soprattutto in occasione delle udienze generali e delle cerimonie che si svolgono in piazza San Pietro, possono in alcune circostanze – per esempio per le canonizzazioni – raggiungere o addirittura superare le decine di migliaia.

Per gli Angelus invece si segue il criterio delle «sezioni»: ormai da anni infatti piazza San Pietro, nello spazio compreso tra l’inizio del sagrato e il confine del colonnato del Bernini, è idealmente suddivisa in sezioni, diverse dai «settori» transennati che si usano per udienze e cerimonie, e a seconda di quanti di essi sono di volta in volta occupati si conosce con ottima approssimazione il numero dei presenti.

© Copyright Avvenire, 30 dicembre 2007

22 dicembre 2007

La convivenza pacifica non si attua con il dialogo buonista, abbinato ad una testimonianza di basso profilo tanto per non urtare la sensibilità altrui


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La laicità si coniuga con la fede religiosa: il testo integrale dell'intervento di Sarkozy al Laterano

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Discorso alla Curia: è lecito ancora oggi evangelizzare? Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla!

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L’INIZIATIVA «AD GENTES»

UN’URGENZA NUOVA ALLA MISSIONE

GEROLAMO FAZZINI

Se c’è una cosa alla quale Benedet­to XVI ci sta abituando, è misurar­ci con le domande importanti, decisi­ve. Che hanno a che fare con la verità di Dio e dell’uomo.

Nel discorso di ie­ri alla Curia romana, il Papa ha tocca­to una questione cruciale, particolar­mente dibattuta.
Sintetizzabile così: è lecito ancora oggi 'evangelizzare'? Non dovrebbero piuttosto tutte le re­ligioni e concezioni del mondo con­vivere pacificamente e cercare di fare insieme il meglio per l’umanità, cia­scuna nel proprio modo?.
L’interrogativo è ben poco accademi­co.
In una fetta dell’opinione pubbli­ca, specie dall’11 settembre in qua, si è fatta strada l’idea che la pretesa uni­versalistica delle religioni implichi ne­cessariamente uno sconfinamento nella violenza dei loro seguaci.

A sen­tire non pochi intellettuali, parrebbe che il fondamentalismo (con tutti gli effetti collaterali connessi) sia la deri­va ineluttabile di ogni credente che si professi tale e abbia la 'pretesa' di pro­porre ad altri le sue proprie convin­zioni. Per tutta risposta, certuni pro­pugnano quindi un dialogo buonista, meglio se abbinato a una testimo­nianza di basso profilo (con la scusa di non ferire la sensibilità altrui), come la ricetta per garantire una convivenza pacifica.

Anche nel mondo missionario, che pure nel suo complesso dà indubbia­mente una splendida testimonianza di coraggiosa dedizione alla causa del Vangelo, di tanto in tanto paiono far­si strada tentazioni del genere.

Si confonde, talvolta, la doverosa docilità allo Spirito («che soffia dove vuole») con un atteggiamento 'rinunciatario'. Quasi che l’annuncio fosse un optional rispetto alla mera 'presenza'.

Certo, non si può non prendere atto delle salutari provocazioni di quei teo­logi che amano parlare di «scambio nel segno della reciprocità», in cui il non credente dà al credente e vice­versa, in una reciprocità di doni mi­steriosamente guidata dallo Spirito. Ma il punto è che se un cristiano con­sidera Gesù come Salvatore di tutti, e il suo messaggio non un prontuario di regole bensì una buona notizia per ciascuno, inevitabilmente non può che divenirne testimone.
Prima con la vita e subito dopo con le parole. Be­nedetto XVI lo ha affermato ieri con espressioni di rincuorante semplicità ed efficacia: «Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una gran­de gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé».
Al convegno missionario di Montesil­vano, qualche anno fa, padre Vittorio Farronato, comboniano in Congo, se ne uscì con questa felice espressione: «Una volta l’urgenza missionaria ve­niva dal pensare che 'se non arrivo a battezzarli, vanno all’inferno'. Oggi l’urgenza viene dal bisogno, e dal di­ritto, che ogni persona, ogni popolo ha di gustare com’è buono il Signore». Che è un altro modo per dire la desti­nazione universale della salvezza. E­vangelizzazione, potremmo dire, co­me possibilità di garantire il diritto concreto alla vera felicità (natural­mente di un tipo speciale di felicità, non certo quella contrabbandata co­me tale dalla new age).
C’è da sempre chi ritiene questo ap­proccio troppo intimista. No, dice il Papa: il Vangelo è qualcosa di estre­mamente concreto, una «buona noti­zia sulla dignità dell’uomo, sulla vita, sulla famiglia, sulla scienza e la tec­nologia, sul lavoro umano, sulla de­stinazione universale dei beni della terra e sull’ecologia: dimensioni nelle quali vengono date risposte alle sfide del tempo».
È accaduto ad Aparecida in Brasile, la primavera scorsa. Accade ogni volta in cui, lungo la storia, la Chiesa pren­de sul serio l’appello del suo Maestro: essere se stessa, diventando così lievi­to del mondo.

© Copyright Avvenire, 22 dicembre 2007

Il Papa alla Curia: «Il cristianesimo forza antagonista del male» (Bobbio per "L'eco di Bergamo")


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Ferrara: ora moratoria anche per l’aborto. Benedetto XVI? L'unico grande pensatore laico del nostro tempo!

«Il cristianesimo forza antagonista del male»

Il Papa: conosciamo la fatica della lotta anche oggi I giovani e la droga, «beffa che il diavolo fa all'uomo»

Alberto Bobbio

Città del Vaticano Il Papa fa gli auguri di Natale alla Curia romana, «comunità di lavoro» della Santa Sede, traccia il bilancio degli atti di un anno, chiarisce scelte e ragionamenti, dice che il cristianesimo è la forza antagonista del male e rilancia il «manifesto» del pontificato: l'incontro con Cristo, la Persona che trasforma la vita di ognuno e quella del mondo.
Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, seduto nell'antico seggio coloro rosso e oro che usava Pio XII, il teologo tedesco diventato Papa ieri ha dato l'impressione di essere tornato, per una volta ancora, professore indicando interpretazioni, precisando e anche ammonendo. Ha detto alla fine del lungo discorso di auguri: «Non bisogna illudersi. I problemi che pongono il secolarismo nel nostro tempo e la pressione delle presunzioni ideologiche, alle quali tende la coscienza secolaristica con la pretesa esclusiva alla razionalità definitiva, non sono piccoli. Noi conosciamo la fatica della lotta che anche in questo tempo ci è imposta».
Joseph Ratzinger mette in fila i limiti della Storia, ma spiega che nel «bilancio dell'umanità» è importante che confluiscano «forze di riconciliazione, forze di pace, forze di amore e di giustizia». Le chiama con un linguaggio insolito, che viene normalmente utilizzato per i movimenti della sinistra più radicale, «forze antagoniste», cioè quelle della «missione cristiana», le «forze del bene, senza le quali tutti i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace e alla giustizia, rimangono solo teorie astratte».
Il ragionamento di Benedetto XVI parte dal viaggio in Brasile e nega che i discorsi pronunciati durante quel viaggio e il documento approvato alla fine della Conferenza dei vescovi latino-americani ad Aparecida siano stati un ripiegamento sbagliato, una svolta eccessiva verso l'interiorità, un ritirarsi nella fede, invece di occuparsi delle grandi sfide della Storia, di giustizia, pace e libertà, come avevano sostenuto alcuni anche al'interno della Chiesa, criticando il documento finale della Conferenza.
Il Papa lo dice con forza: «No! Aparecida ha deciso giustamente, proprio perché, mediante il nuovo incontro con Gesù Cristo e il suo Vangelo, e solo così, vengono suscitate le forze che ci rendono capaci di dare la giusta risposta alle sfide del tempo».
Ricorda con commozione l'incontro con i giovani e i tossicodipendenti nella «Fazenda da Esperança».
Torna a parlare della droga, con toni assai severi, definendola «sconfinatezza illusoria» e «beffa, che il diavolo fa all'uomo». E poi si sofferma a parlare dei giovani. Ricorda due avvenimenti: l'incontro nello stadio di San Paolo in Brasile e l'agorà di Loreto a settembre in Italia.

Spiega che ci sono «manifestazioni di massa che hanno solo l'effetto di un'autoaffermazione», dove ci si lascia «travolgere dall'ebbrezza del ritmo e dei suoni, finendo per trarre gioia solo da se stessi». Invece a San Paolo e a Loreto non c'è stata una «fuga davanti alla vita quotidiana», ma è andata in scena la «forza di accettare la vita in modo nuovo».

Certo, ha detto il Papa, «non ho mancato ovviamente di denunciare le manipolazioni a cui i giovani sono oggi esposti e i pericoli che ne derivano per la società del futuro». Ma le prove di San Paolo e di Loreto gli fanno dire che tanti giovani «si lasciano contagiare della gioia delle fede», per cui «possiamo tranquillamente andare incontro al futuro».
Il tema è quello dell'evangelizzazione e Ratzinger riprende davanti alla Curia Romana i contenuti del recente documento della Congregazione della dottrina della fede sull'evangelizzazione.
Osserva che «non si può mai conoscere Cristo solo teoricamente» e che la «catechesi non può mai essere un insegnamento intellettuale», ma «un esercitarsi nell'umiltà, nella giustizia e nell'amore».
Spiega che tutti dobbiamo vivere nella «tolleranza e nel rispetto», loda la lettera dei 138 intellettuali musulmani, che chiede di testimoniare il comune impegno per la pace e il dialogo. Tuttavia nega che rispetto, dialogo e collaborazione vogliano dire per la Chiesa non «trasmettere più il messaggio di Gesù Cristo, non proporre agli uomini e al mondo questa chiamata e la speranza che ne deriva»: «Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé». Infine Benedetto XVI ricorda la lettera inviata ai cattolici cinesi, auspicando che si possa trovare con le autorità civili «una soluzione ai vari problemi».

© Copyright L'Eco di Bergamo, 22 dicembre 2007

21 dicembre 2007

Benedetto XVI alla Curia Romana: l'annuncio del Vangelo guarisce l'umanità dalle ferite della secolarizzazione (Radio Vaticana)


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Benedetto XVI ricorda con la Curia Romana gli avvenimenti ecclesiali del 2007: l'annuncio del Vangelo guarisce l'umanità dalle ferite della secolarizzazione

Uno sguardo della memoria e del cuore agli avvenimenti che, nei dodici mesi del 2007, hanno costruito un nuovo anno di storia per la Chiesa e per la sua missione nel mondo contro la “pressione” delle ideologie e della secolarizzazione. E’ questa la sostanza dell’ampio discorso che questa mattina Benedetto XVI ha rivolto alla Curia Romana, nella tradizionale udienza per lo scambio degli auguri natalizi. La sintesi dell’intervento del Pontefice nel servizio di Alessandro De Carolis:

C’è una parte dell’umanità che ha dimenticato la promessa di Cristo: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. L’ha relegata lontano dalla propria coscienza, lasciandosi sedurre da forze secolarizzate e da “presunzioni ideologiche” interessate a sostituire la presenza di Dio nell’uomo e nel mondo con la sola “razionalità”. Contro queste derive è la “fatica” della Chiesa di ogni giorno e di ogni anno, del suo essere messaggera del Vangelo, forte di un messaggio di pace portato duemila anni fa da un Dio Bambino. Di questa fatica aspotolica, e della gioia che l’accompagna, si è fatto interprete Benedetto XVI, passando in rassegna i fatti e le esperienze del 2007: dal viaggio in Brasile a quello in Austria, dalla lettera alla Chiesa cinese a quella in risposta ai leader musulmani. Fatti accompagnati da domande e dalle risposte suggerite da ciò che che la fede produce quando l’uomo riesce a incontrare Dio nella sua anima. Esperienze concrete, dove è l’agire umano a illuminare una verità più profonda. Il primo esempio, la serata trascorsa dal Papa con i giovani brasiliani allo Stadio San Paolo, durante la visita apostolica in Brasile. Ecco la lettura che il Pontefice ha dato di quelle ore:

“Esistono manifestazioni di massa che hanno solo l’effetto di un’autoaffermazione; in esse ci si lascia travolgere dall’ebbrezza del ritmo e dei suoni, finendo per trarre gioia soltanto da se stessi. Lì invece ci si aprì proprio l’animo; la profonda comunione che in quella sera si instaurò spontaneamente tra di noi, nell’essere gli uni con gli altri, portò con sé un essere gli uni per gli altri. Non fu una fuga davanti alla vita quotidiana, ma si trasformò nella forza di accettare la vita in modo nuovo”.

E’ questa la “diversità” cristiana. Una folla attraversata dall’entusiamo che diventa, ha detto il Papa, “un’esperienza viva di comunione”. Ma il viaggio in Brasile ha offerto alla sensibilità spirituale di Benedetto XVI molti spunti di riflessione. Così, la canonizzazione di Frei Galvão diventa il segno della santità che entra nella storia, per cui è come se ogni Santo - ha intuito il Pontefice - anticipasse nello scorrere dei nostri giorni “una piccola porzione del ritorno di Cristo” alla fine dei tempi. O la visita alla “Fazenda da Esperança”, dove il sorriso tornato sul viso di ex schiavi della droga, che hanno ritrovato la dignità, è il riflesso della bellezza divina che splende nella natura circostante:

“Dobbiamo difendere la creazione non soltanto in vista delle nostre utilità, ma per se stessa – come messaggio del Creatore, come dono di bellezza, che è promessa e speranza. Sì, l’uomo ha bisogno della trascendenza. Solo Dio basta, ha detto Teresa d’Avila. Se Lui viene a mancare, allora l’uomo deve cercare di superare da sé i confini del mondo, di aprire davanti a sé lo spazio sconfinato per il quale è stato creato. Allora, la droga diventa per lui quasi una necessità. Ma ben presto scopre che questa è una sconfinatezza illusoria – una beffa, si potrebbe dire, che il diavolo fa all’uomo”.

E ancora, l’incontro con i vescovi del Brasile nella cattedrale di San Paolo o l’apertura della Conferenza di Aparecida - qui sottolineata dalla piccola statua della Madonna, là dalla musica e dai cori soilenni - entrambi rimasti nei ricordi del Pontefice insieme con una domanda valida per la Chiesa latinoamericana come per quella universale: ma “è giusto” che la Chiesa pensi alle questioni interiori mentre la storia bussa chiedendo pace e giustizia?

In altre parole, “è ancora lecito evangelizzare”? E qui, Benedetto XVI ha ribadito ancora una volta i principi-cardine del suo magistero: il mondo ha bisogno di verità e carità, ma non come enunciazioni astratte, bensì come frutto di un’incontro, vivo e vitale, con Cristo:

“Non si può mai conoscere Cristo solo teoricamente. Con grande dottrina si può sapere tutto sulle Sacre Scritture, senza averLo incontrato mai (…) La catechesi non può mai essere solo un insegnamento intellettuale, deve sempre diventare anche un impratichirsi della comunione di vita con Cristo, un esercitarsi nell’umiltà, nella giustizia e nell’amore”.

Per un cristiano, dunque, le cose si giocano su questo piano: se la parola-chiave è la “vita” - cioè, l’incontro con Gesù che trasforma l’esistenza e apre alla verità, alla carità e alla “chiamata di speranza che ne deriva” - questa vita non può essere mantenuta per sé ma va annunciata. E a ciò, ha confermato il Papa, la Chiesa si dedica “con grande energia”, perché - come San Paolo - avverte un’insopprimibile “costrizione” a proclamare il Vangelo:

“E di fatto: quanto è importante che confluiscano nell’umanità forze di riconciliazione, forze di pace, forze di amore e di giustizia – quanto è importante che nel “bilancio” dell’umanità, di fronte ai sentimenti ed alle realtà della violenza e dell’ingiustizia che la minacciano, vengano suscitate e rinvigorite forze antagoniste! È proprio ciò che avviene nella missione cristiana. Mediante l’incontro con Gesù Cristo e i suoi santi, mediante l’incontro con Dio, il bilancio dell’umanità viene rifornito di quelle forze del bene, senza le quali tutti i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma – di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace ed alla giustizia – rimangono solo teorie astratte”.

Inoltre, ha osservato Benedetto XVI, la Chiesa crede anche nella cooperazione con tutte le religioni che hanno a cuore la “promozione della pace nel mondo”. Una dimostrazione di questo impegno è contenuta nella risposta inviata dal Pontefice ai 138 leader musulmani:

“Con gioia ho risposto esprimendo la mia convinta adesione a tali nobili intendimenti e sottolineando al tempo stesso l’urgenza di un concorde impegno per la tutela dei valori del rispetto reciproco, del dialogo e della collaborazione. Il riconoscimento condiviso dell’esistenza di un unico Dio, provvido Creatore e Giudice universale del comportamento di ciascuno, costituisce la premessa di un’azione comune in difesa dell’effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana per l’edificazione di una società più giusta e solidale”.

Un dialogo che, su un altro versante, ha visto l’anno che va a chiudersi scrivere una pagina storica attraverso le pagine della Lettera inviata dal Papa ai cattolici della Cina:

“Ho indicato alcuni orientamenti per affrontare e per risolvere, in spirito di comunione e di verità, le delicate e complesse problematiche della vita della Chiesa in Cina. Ho anche indicato la disponibilità della Santa Sede ad un sereno e costruttivo dialogo con le Autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica. La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati”.

La “meravigliosa” visita in Austria, segnata da un maltempo divenuto - secondo un felice titolo dell’Osservatore Romano - “pioggia della fede e l’Agorà dei giovani di Loreto sono stati per Benedetto XVI altri segni della gioia e della speranza cristiana nel 2007, insieme con la visita a Napoli, città di “calorosa umanità”. Con questi pensieri e con il cuore aperto al messaggio del Natale, il Papa ha concluso il discorso alla Curia Romana, definita sua “comunità di lavoro”, con un’ultima considerazione, intrisa di realismo per il mondo d’oggi e di grande fede per come possa essere in futuro:

“Certo, non bisogna illudersi: i problemi che pone il secolarismo del nostro tempo e la pressione delle presunzioni ideologiche alle quali tende la coscienza secolaristica con la sua pretesa esclusiva alla razionalità definitiva, non sono piccoli. Noi lo sappiamo, e conosciamo la fatica della lotta che in questo tempo ci è imposta. Ma sappiamo anche che il Signore mantiene la sua promessa: ‘Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’”.

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