19 luglio 2007

"Gesu' di Nazaret": il commento di Gaspare Barbiellini Amidei (l'ultimo regalo del grande giornalista al Papa)


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«La banalità dei media lo vede come un guru»

«Dalla piccola gnosi del New Age, alle derive di chi lo vuole maestro di vita: ma è molto di più. Ed è questa la sfida posta dal libro di Papa Ratzinger»

Barbiellini Amidei

La sciatteria mediatica ha messo anche il libro di Benedetto XVI su Gesù nella grande impastatrice della stagione letteraria, con la consueta alternanza fra presentazioni festaiole del volume di turno, recensioni volanti sul filo dei risvolti di copertina e apparizioni nelle classifiche settimanali dei titoli più venduti.

I professionisti della lettura per la comunicazione di massa non sono riusciti del resto a liberarsi dello schematismo ideologico che condiziona molti analisti di questo complesso pontificato. La pubblicistica preferisce tenersi al riduzionismo nei confronti di un Papa che come teologo e come filosofo tende a spiazzare il conformismo di osservatori desiderosi di non scostarsi dall’identikit prefabbricato, che vuole il Pontefice tedesco conservatore e rigido.

Non viene quindi colta la forza di novità con la quale l’opera è entrata in una vetrina affollata da una produzione frenetica di best seller sul Gesù da supermarket, nella scia del modello insuperabile di Dan Brown, che ha reso felice la fabbrica del successo editoriale. Una moltitudine di potenziali lettori si è precipitata negli ultimi anni sulla clonazione in serie del Codice da Vinci, chiedendo e trovando storie di un Nazareno sempre meno figlio di Dio e sempre più maestro di vita, innamorato della Maddalena, padre e capostipite di una dinastia misteriosa, che attraverso le catacombe del potere occulto e dei misteri arriverebbe ai nostri giorni. Sul confine tra fanta e pornoteologia i cacciatori di tradizioni apocrife hanno trovato autori prolifici dispo nibili per cento varianti, con ingredienti collaterali che vanno dalla rivalutazione di Giuda agli slittamenti geografici e temporali della vicenda evangelica. Ma dietro la frivolezza delle mode letterarie si era subito manifestato un nocciolo duro, intorno al quale spesso inconsapevolmente si organizza la galassia della libera narrazione della predicazione del Messia: è un Gesù non Cristo, è un profeta che non viene da Dio e non torna con la resurrezione a Dio, non è figlio del Padre eterno ma di un falegname, punto e basta.
Viene da lontano questa deriva immanentista della vita di Gesù, non figlio di Dio, non seconda persona della Trinità, taumaturgo ma non Salvatore, predicatore sociale, persuasore di folle. La negazione della divinità di Gesù è il punto di attacco dell’ultimo mezzo secolo alla religione cristiana, che non è un movimento politico e messianico ma la custode di un annuncio di verità rivelata, non è una semplice organizzazione di gruppi ispirati a una strategia psicologica e sociale ma la sequela apostolica di una fedeltà ai lasciti sacramentali del Cristo. Ratzinger, che è il vicario del Cristo, parte da qui per la risposta alla sfida che da tempo ha assunto dimensioni di massa con la diffusione della New Age. Il Papa narra nel libro cose della terra e cose del cielo, quando colloca contemporaneamente la presenza terrena di Gesù dentro la storia e sopra la storia, in quell’incontro fra i tempi dell’umanità e i tempi di Dio creatore che avviene con la sua nascita, con la sua morte e con la sua resurrezione.

L’efficacia del libro è nel suo tono, non dottrinario né banalmente divulgativo. È un racconto che viene giù dai testi e si mantiene sicuro e trasparente. Il Papa sa che una versione degradata del cristianesimo, con un fondatore che fosse stato soltanto un maestro-predicatore, uno fra i tanti, erode la legittimità stessa della Chiesa, rimpicciolisce i sacramenti fino a recite simboliche, polverizza l’autorità.

La versione "best-selleristica" di Gesù ridotto ad antico guru trasforma la gerarchia e i fedeli in un residuo storico. Il libro di Ratzinger parla invece di un Dio che fu uomo e di un uomo che fu crocifisso e da figlio di Dio risuscitò. Non c’è alcuna astrazione erudita nel volume e non c’è enfasi millenarista, questo miscuglio è proprio della New Age, a metà strada fra messianesimo confuso e misticismo orientalizzante. Il Gesù-guru non è, come dicono i versi di Eliot, the point of intersection of timeless/with time. Il cristianesimo è scienza del confine ed è metafisica, cioè discorso intorno all’essere, dal quale ogni tradizione apocrifa si autoesclude.
Quando negli anni Novanta, anche con un poderoso sforzo di meditazione collegiale a Vienna, gli uomini di Papa Wojtyla affrontarono il preoccupante fenomeno della New Age, Ratzinger portò alla ricerca e ai documenti papali il suo lavoro e la sua scienza. La piccola Gnosi magica e superstiziosa della New Age fu intesa nella sua preoccupante e accattivante banalità. La Chiesa vide molto bene come queste pseudo religioni più si perdevano nei sentieri del materialismo magico più cercavano di smemorarsi del Cristo per parlare soltanto di un uomo di nome Gesù. Ora Ratzinger scrittore ci restituisce la storia fedele della vita e della divinità di Gesù Cristo.

© Copyright Avvenire, 19 luglio 2007

Gaspare Barbiellini Amidei ci manchera' moltissimo. Era un giornalista coerente ed appassionato che non aveva paura di dire la verita', anche quando essa era scomoda.
Emblematica una frase di questo articolo in cui si accusano i media di non vedere al di la' del proprio naso, rifiutandosi di abbandonare lo stereotipo del Papa rigido e conservatore.
Dovrebbero essercene tanti di giornalisti come Amidei...
Ci manchera'
!
Raffaella

2 commenti:

mariateresa ha detto...

Sciatteria mediatica è dire ancora poco. Il riduzionismo di cui parla Amidei è senz'altro di tipo ideologico: quando il livello del discorso si fa troppo alto , e Benedetto lo alza eccome, conviene ad alcuni o ignorarlo o commentare rimanendo nell'ambito del risvolto di copertina , come dice giustamente questo bravo e rimpianto giornalista. Su Panorama ho letto a suo tempo un consiglio del teologo Vito Mancuso che mi parve lunare: consigliò al Papa di scrivere il meno possibile per dare la priorità a non meglio identificati "gesti". Insomma per una parte degli intellettuali è meglio che Benedetto scriva il meno possibile.
Anzi, se non aprisse nemmeno bocca, sarebbe l'ideale.
Beh, cosa opporre a simili disinteressate argomentazioni?

Anonimo ha detto...

Ciao Mariateresa, ricordo perfettamente quel brutto articolo di Mancuso. Non l'ho ritrovato sul web ma questo e' il commento di Gianteo Bordero: http://www.ragionpolitica.it/testo.7072.disinformazione_sistematica_papa_scomodo.html
A molti farebbe molto comodo un Papa silenzioso, che, ogni tanto, parlasse di pace, di dialogo, di poverta', ma che tenesse la bocca rigoramente chiusa sui temi etici e su tutta una serie di argomenti "scomodi".
I gesti contano molto, ma non possono essere la chiave di volta di un pontificato. Papa Benedetto ci sta regalando tutta una serie di testi (libri, discorsi, omelie, catechesi) che saranno fondamentali per la storia, futura, della Chiesa.
R.