15 ottobre 2008

L'abate di Clairvaux e la Scrittura: "Quel favo di miele dolcissimo spremuto da san Bernardo (Inos Biffi per l'Osservatore Romano)


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L'abate di Clairvaux e la Scrittura

Quel favo di miele dolcissimo spremuto da san Bernardo

di Inos Biffi

"Bernardo è l'uomo della Bibbia" - scrive Jean Leclercq, l'editore e il conoscitore finissimo delle sue opere. Nei suoi scritti "egli interpreta costantemente la Scrittura"; ne è impregnato il suo spirito e ne risente tutto il suo linguaggio. Egli "l'ha talmente assimilata all'intimo tessuto della sua psicologia da utilizzarla, talora forse senza saperlo, anche quando non la cita. Il suo vocabolario è in gran parte biblico. (...) Molte sue pagine non sono che dei mosaici di espressioni scritturistiche".
Si può parlare - ancora secondo Leclercq, al quale largamente attingiamo - di "psichismo biblico", di "logica biblica, congiunta a una retorica e a una poesia biblica", di "stile biblico", di un bisogno di Bernardo "di "parlare Bibbia"" e giungere a definirlo "una concordanza vivente".
Ma per l'abate di Clairvaux la Scrittura non è anzitutto un libro, ma "la parola di Dio vivente nella Chiesa". Egli la riceve dalla Tradizione, la legge come gli hanno insegnato i padri, che egli assimila e riesprime, e la vive "come un'esperienza": in lui "l'ispirazione non differisce affatto dall'esperienza mistica".
Essa è trattata, infatti, come "oggetto non tanto di uno studio, quanto di una preghiera: occorre "gustare", "sentire", quanto Dio sia soave; Bernardo usa volentieri questo vocabolario delle sensazioni spirituali".
Quanto al contenuto: la Bibbia si risolve interamente in Gesù Cristo.
Per il "Dottore mellifluo" - che sa da essa spremere, come da un favo, un miele dolcissimo - una profonda concordia lega i due Testamenti, e "tutto sfocia a Cristo e allo Spirito che egli effonde nella Chiesa".
La sacra Scrittura è un libro che trabocca degli eventi del Signore; essa è il luogo della sua consueta abitazione e fin nei suoi più piccoli frammenti si riferisce, quasi in forma sacramentale, al Verbo e ai suoi misteri.
Veramente, in tutta la cultura monastica del medioevo "il contatto con la Scrittura è un contatto con Cristo": "attingere al linguaggio della Bibbia non consiste in un procedimento stilistico, ma è una maniera di prolungare la comunione con Cristo provata mentre si è letta, ascoltata e pregata la sacra Scrittura. (...) Non ci si colloca al di fuori o al disopra della Scrittura: ci si colloca all'interno di essa (...). È Dio che si attinge nella sacra Scrittura e attraverso la Scrittura".
Tuttavia, questa concezione della Bibbia come un evento, o un incontro in atto con il Verbo divino, risalta in san Bernardo con un'accentuazione e una vibrazione singolari.
Un'altra caratteristica va, inoltre, sottolineata, ed è che "la Bibbia di Bernardo è quella che la Chiesa utilizza nel suo culto. Alle citazioni della Scrittura si aggiungono, nel suo stile, le reminiscenze liturgiche. E quando si tratta di un mistero celebrato da una festa o commemorato dall'anno del Signore, è sempre la liturgia che conferisce il tono, che orienta l'interpretazione. Nei sermoni di Bernardo si trova così ciò che si potrebbe chiamare un sottosuolo biblico (...) e uno sfondo liturgico: questa mentalità che crea l'atmosfera, il clima, e che conferisce all'insieme il suo colorito".
In altre parole, per l'abate di Clairvaux la Bibbia riceve la sua "attualità" soprattutto quando essa è aperta e letta nell'opus Dei, dove i "sacramenti" di Gesù Cristo non solo passano e ripassano nel ricordo, ma si ripresentano con la loro inesauribile e inestinguibile grazia di salvezza. Quello che allora la Scrittura evoca, l'azione liturgica lo ridona.
Questo metodo, complesso per un verso, ma per un altro anche estremamente semplice, di accostamento alla Scrittura, non ha perduto il suo senso e la sua esemplarità. Non si tratta affatto di rinnegare il valore e i traguardi sicuri dell'esegesi scientifica, ma di attingere nella sostanza stessa di questa scientificità o di questa "storia" tutte le sue "reali" dimensioni e implicazioni, o tutte le sue connessioni: Bernardo, come del resto i padri e la liturgia, possedevano una conoscenza dell'"intero" della Bibbia, del suo significato complessivo e sintetico, e insieme disponevano di un'acuta e vasta sensibilità ai suoi riflessi antropologici e pratici: è il modo con cui la Scrittura plasma la prassi e diviene intimamente "formativa".
Quanto al rischio dell'arbitrio: se poteva accadere per singoli particolari, l'insieme del senso e dell'efficacia biblica non era compromesso, ma rimaneva era solido e assicurato. Leggere Scrittura o ecclesialmente o nella forma "privata", che pure non cessa mai di essere ecclesiale, coinvolge la fede ed esige la disponibilità del cuore.

(©L'Osservatore Romano - 15 ottobre 2008)

2 commenti:

claude ha detto...

E' appena uscita nell'edizione Città Nuova la seconda parte del Sermone sul Cantico dei Cantici di San Bernardo. Un vero gioiello per chi vuole accostarsi a questo autore (teso latino a fronte).

Raffaella ha detto...

Grazie, Claude :-)