6 agosto 2008

Benedetto manda da Oies un messaggio alla Cina (Rizza)


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Benedetto manda da Oies un messaggio alla Cina

«Questo grande paese deve aprirsi a Cristo» Omaggio a san Freinademetz e ai ladini

Una folla di quattromila persone sui prati del paesino.

di Marco Rizza

OIES.

Da Oies alla Cina, dal gruppetto di case abbarbicate sopra Pedraces al Paese più popoloso e controverso del mondo.
Il Papa sfrutta la visita al paese natale di san Freinademetz - per 29 anni missionario in Cina - per lanciare un messaggio forte alla nazione comunista: «Occorre che questo grande Paese si apra alla Parola di Cristo. La fede non è un’alienazione per nessun popolo, anzi in Cristo le civiltà giungono alla loro maturità». Il Papa ha poi aggiunto che «bisogna ringraziare Dio per averci donato san Giuseppe Freinademetz».
La giornata è stata una grande festa, con oltre 4000 fedeli presenti.
La visita di Benedetto XVI a Oies è un piccolo capolavoro di organizzazione. L’arrivo di 4000 persone in un paesino che conta nemmeno dieci case: il tutto senza intoppi e in un clima di festa. I fedeli giungono da ogni angolo d’Italia: molti sono turisti in vacanza in zona ma sono numerosi anche quelli giunti apposta. Ci sono ovviamente tantissimi ladini - e una cifra notevole di forze dell’ordine. La strada per Oies viene chiusa al traffico a San Leonardo, per salire si possono usare gli shuttle-bus o farsela a piedi. I primi fedeli arrivano in mattinata, poi l’afflusso sarà costante. Intorno alle 16 tutto è pronto, la gente ha preso posto seduta sui prati o dietro le transenne sistemate lungo il breve tragitto tra la piazzola di atterraggio dell’elicottero del Papa e la casa natale del Santo; i più mattinieri scelgono direttamente la chiesa. Dalle 16 in poi, quindi, tutti col naso all’insù aspettando il velivolo che porta Benedetto: arriverà poco dopo le 17. A bordo, oltre al Papa, anche il fratello Georg. Dall’elicottero alla casa di san Freinademetz ci sono poche decine di metri, ma il Pontefice ci mette più di mezz’ora: non smette di salutare i fedeli che lo acclamano, passa da una transenna all’altra, stringe mani, bacia i bambini.
Intanto partono i cori «Benedetto, Benedetto». L’atmosfera è anche più calorosa di quella dell’Angelus: qui, tra famiglie sedute sui prati e striscioni di Cl, tutto ha un sapore più intimo.
La prima tappa è alla casa natale del santo missionario. Ad accoglierlo ci sono il vescovo Egger, il sindaco di Badia Ugo Dorigo e padre Irsara, custode della casa. Benedetto è accompagnato all’interno da un gruppo di Verbiti, tra i quali anche alcuni padri africani. Qui si ferma qualche minuto anche nella piccola stube dove gli viene offerto del succo di mirtillo e dei biscotti preparati da una signora di La Villa, Roberta Mellauner, titolare dell’albergo La Majun. Scrive un messaggio nel quale compare il primo accenno del tema che svilupperà più tardi: «Possa il Signore, su intercessione di san Freinademetz, donare molte vocazioni spirituali e aprire la Cina sempre più alla fede in Gesù». Cina e fede, l’argomento di cui parlerà poco dopo nel discorso in chiesa. Dopo aver lasciato la casa, Benedetto visita la cappella e poi passa in chiesa. Qui riceve in dono una statua gardenese e poi si rivolge ai fedeli. Parla in italiano (con un breve saluto in tedesco) e gli accenti sono subito caldi: «Grazie per questa accoglienza calorosa, sono profondamente commosso. E grazie anche a Dio per averci donato Freinademetz». Un santo, ha aggiunto, «di grande attualità» perché la Cina «è un Paese sempre più importante».
E il messaggio di Freinademetz è che «la fede non è un’alienazione per nessun popolo o cultura, anzi in Cristo le civiltà giungono alla loro maturità». Insomma dal paesino badiota parte un nuovo messaggio per la sconfinata Cina, dopo quello lanciato domenica sulle Olimpiadi e la necessità che siano simbolo di «rispetto della dignità comune».

© Copyright Alto Adige, 6 agosto 2008

Il Pontefice ha lasciato un ricordo scritto: ancora sulla Cina

Il messaggio alla casa natale

OIES.

Al termine della visita nella casa natale di san Freinademetz, Benedetto XVI ha lasciato un messaggio. È scritto in tedesco: «Possa il Signore, su intercessione di san Giuseppe Freinademetz, donare molte vocazioni spirituali - vi si legge - e aprire la Cina sempre più alla fede in Gesù». La firma in calce è «Benedictus PP XVI». Sul rapporto tra Freinademetz e Cina il Papa è poi tornato pubblicamente nel discorso pronunciato in chiesa. (m.r.)

© Copyright Alto Adige, 6 agosto 2008

4 commenti:

enri74 ha detto...

Mi sarebbe piaciuto di più se Joseph Ratzinger avesse detto che "aprirsi al Vangelo" vuol dire prima di tutto rispettare i diritti della persona umana. Sarebbe stato troppo "audace"?

Raffaella ha detto...

E' la stessa cosa.
E' il Vangelo che proclama l'uguaglianza degli esseri umani.
R.

enri74 ha detto...

"Aprirsi al Vangelo" può anche semplicemente voler dire "tollerare la presenza della Chiesa cattolica". Che non sarebbe poco, ma non risolverebbe il problema dei diritti umani di milioni di Cinesi. Forse aiuterebbe qualche imprenditore italiano in Cina ad avere meno sensi di colpa...

Raffaella ha detto...

Esiste gia' in Cina una Chiesa Cattolica, anzi due: una ufficiale e una clandestina (maggioritaria e fedele al Papa).
Aprirsi al Vangelo non significa "tollerare" ma accettare e rispettare la fede cristiana.
Gli imprenditori non sono i soli maestri nel "lavaggio delle coscienze". Pensiamo solo a quei politici ed intellettuali in spedizione ad Assisi pro monaci intellettuali.
Peccato che nessuno alzi mai la voce quando ad essere perseguitati sono i sacerdoti cattolici.
R.