4 ottobre 2008

Discorso del Papa sull'Humanae Vitae: il commento di Andrea Tornielli


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«Niente contraccettivi, ma i cattolici non ci seguono»

di Andrea Tornielli

da Roma

Papa Ratzinger ribadisce il «no» della Chiesa ai contraccettivi, sancito quarant’anni fa dall’enciclica «Humanae vitae» di Paolo VI, chiedendosi «come mai oggi il mondo, e anche molti fedeli», trovino «tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa». Benedetto XVI ha inviato ieri un messaggio che è stato letto in apertura del convegno «Humanae vitae: attualità e profezia di un’enciclica», organizzato a Roma dal Pontificio istituto «Giovanni Paolo II» per studi su matrimonio e famiglia e dall’Università cattolica.
Il Papa ricorda che gli sposi «avendo ricevuto il dono dell’amore, sono chiamati a farsi a loro volta dono l’uno per l’altra senza riserve» e che «solo così gli atti propri ed esclusivi dei coniugi sono veramente atti di amore che, mentre li uniscono in una sola carne, costruiscono una genuina comunione personale». La possibilità di procreare una nuova vita «è inclusa – spiega Ratzinger – nell’integrale donazione dei coniugi. Se, infatti, ogni forma d’amore tende a diffondere la pienezza di cui vive, l’amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. Così esso non solo assomiglia, ma partecipa all’amore di Dio, che vuole comunicarsi chiamando alla vita le persone umane».
Escludere questa dimensione mediante un’azione contraccettiva che impedisca la procreazione significa, aggiunge Benedetto XVI, «negare la verità intima dell’amore sponsale, con cui si comunica il dono divino» e non riconoscere quelli che Paolo VI definì «i limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni». I figli, ha detto ancora il Papa, non sono «l’obiettivo di un progetto umano», ma sono «un autentico dono, da accogliere con atteggiamento di responsabile generosità verso Dio, sorgente prima della vita umana». Un grande «sì» che comporta «certamente la gratitudine, sia dei genitori nel ricevere il dono di un figlio, sia del figlio stesso nel sapere che la sua vita ha origine da un amore così grande e accogliente».
Benedetto XVI non si nasconde che nella vita di coppia «possono verificarsi delle circostanze gravi che rendono prudente distanziare le nascite dei figli o addirittura sospenderle». In questo caso, aggiunge, diventa importante «la conoscenza dei ritmi naturali di fertilità della donna». I metodi naturali, che Ratzinger definisce «di osservazione», permettono alla coppia «di determinare i periodi di fertilità, le consentono di amministrare quanto il Creatore ha sapientemente iscritto nella natura umana, senza turbare l’integro significato della donazione sessuale». In questo modo gli sposi «rispettando la piena verità del loro amore, potranno modularne l’espressione in conformità a questi ritmi, senza togliere nulla alla totalità del dono di sé che l’unione nella carne esprime. Ovviamente ciò richiede una maturità nell’amore, che non è immediata, ma comporta un dialogo e un ascolto reciproco e un singolare dominio dell’impulso sessuale in un cammino di crescita nella virtù».
Dopo aver ricordato l’importanza di progredire nella conoscenza dei metodi di regolazione naturale e di lotta all’infertilità, Ratzinger ha detto: «Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell’amore coniugale nella sua manifestazione naturale?». «Certo – ha osservato - la soluzione tecnica appare spesso la più facile», ma essa «non può sostituire la maturazione della libertà, quando è in gioco l’amore».

© Copyright Il Giornale, 4 ottobre 2008 consultabile online anche qui.

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