1 ottobre 2008

Sinodo dei vescovi, bellissimo segnale. Un pensiero della più giovane partecipante, Silvia Sanchini (Sir)


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SINODO DEI VESCOVI - Bellissimo segnale

Un pensiero della più giovane partecipante

Silvia Sanchini - presidente nazionale Fuci

Il Sinodo dei vescovi è un appuntamento di particolare rilievo ecclesiale nato dalla sensibilità e dalla lungimiranza di Paolo VI, che lo propose come strumento ed occasione per mantenere vivo lo spirito conciliare. È il momento più importante per i vescovi per confrontarsi tra loro e con il Sommo Pontefice su questioni di particolare rilievo per la Chiesa universale.
A partire dal 5 ottobre si ritroveranno a Roma per tre settimane, riuniti nella XII assemblea generale, oltre trecento persone tra vescovi, esperti e uditori provenienti da tutto il mondo. Scopo del Sinodo, si legge nell'"Instrumentum Laboris", sarà quello di "rafforzare la pratica di incontro con la Parola di Dio come fonte di vita nei diversi ambiti dell'esperienza e così, attraverso vie giuste e agevoli, poter ascoltare Dio e parlare con Lui".
Queste semplici indicazioni sono sufficienti per lasciare intuire la rilevanza di questo evento e l'intensa emozione, unita ad un forte senso di responsabilità, con i quali mi preparo a viverlo come più giovane partecipante. Essere stata proposta come uditrice in qualità di rappresentante di un'associazione giovanile (la Federazione universitaria cattolica italiana - Fuci), è un bellissimo segnale di attenzione da parte della Chiesa al mondo dei giovani e un riconoscimento del contributo peculiare che può pervenire proprio dai giovani credenti alla riflessione su questi temi.
Oggi la Parola di Dio assume nella vita della Chiesa un ruolo senz'altro centrale, soprattutto in virtù della riflessione sviluppata a partire dal Concilio Vaticano II con l'approvazione della Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione ("Dei Verbum").
La "Dei Verbum" segnò una svolta fondamentale nel cammino della Chiesa sottolineando energicamente la necessità, per lungo tempo obliata, che "i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura". La ricezione conciliare è come sempre processo lungo e complesso, per questo le indicazioni contenute nella "Dei Verbum" risuonano ancora fortemente attuali e stimolanti per i credenti di tutto il mondo. Se si pensa all'esperienza delle nostre comunità parrocchiali appare evidente come l'ascolto della Parola rimanga un'esperienza quasi esclusivamente riservata alla messa domenicale, così come nelle realtà associative giovanili il contatto con la Parola sembra essere vissuto spesso come un'esperienza eccezionale, legata all'occasionalità piuttosto che come un'attività ordinaria e quotidiana. Al contrario la Parola di Dio dovrebbe assumere nel cammino dei credenti, e in maniera ancora più peculiare nel cammino dei giovani, un ruolo primario, concretizzandosi in una duplice dimensione.
Innanzitutto la dimensione personale, costituita dal contatto profondo e diretto con il testo biblico nello sforzo faticoso ma necessario di scorgere nella Parola di Dio il suo messaggio sulla Chiesa, sulla storia e, quindi, anche su ciascuno di noi.
Nel recente incontro con il mondo della cultura francese al Collège des Bernardins, il Santo Padre ha ricordato le parole di Gregorio Magno che descrive l'incontro personale con la Parola di Dio come una "fitta improvvisa che squarcia la nostra anima sonnolenta e ci sveglia rendendoci attenti per la realtà essenziale". Non si può allora rimanere indifferenti; il testo sacro deve scuoterci, parlarci, ferire il nostro cuore. Questa ferita è il primo importante segno di comprensione.
L'incontro con la Parola non si esaurisce, però, in una dimensione mistica e individuale ma introduce piuttosto in maniera ancora più forte alla comunione e alla condivisione. Per questo, luogo privilegiato d'incontro con la Parola è sicuramente la liturgia. L'incontro con la Parola non è, quindi, un semplice processo culturale ed ermeneutico, ma piuttosto un cammino di fede impegnativo e affascinante. Due sono a questo proposito i rischi ai quali sottrarsi. Da un lato bisogna evitare un approccio al testo di tipo fondamentalista: non ci si può accostare alla Parola di Dio fermandosi alla sola letteralità del testo ma è necessario uno sforzo interiore di trascendimento. Parallelamente la Parola non può neppure essere ricondotta all'arbitrio soggettivo e interpretata sulla semplice base delle proprie categorie culturali e sociali. La lettura sacra, com'era stato già evidenziato dalla "Dei Verbum", dev'essere allora necessariamente accompagnata dalla preghiera. Per questo la "Lectio divina", intesa come lettura orante e Parola pregata, resta il mezzo privilegiato per comprendere ciò che si legge alla luce della grazia di Dio. La pratica della "Lectio divina" dovrà essere allora particolarmente favorita e incoraggiata nelle nostre comunità e nei nostri gruppi come strumento, soprattutto tra i giovani, di forte discernimento e di lettura della presenza di Dio nella propria vita.
L'Antico e il Nuovo Testamento ci mettono in questo senso a disposizione numerosi esempi di figure che hanno saputo mostrarci una via efficace di assimilazione della Parola nella comprensione della volontà di Dio che parla ai nostri cuori. Anche l'"Instrumentum Laboris", il documento di lavoro fondamentale della prossima assemblea sinodale, ce ne indica qualcuna. Prima fra tutte è sicuramente la figura di Maria, che ha saputo essere vero modello di accoglienza della Parola per il credente. Quando il testo evangelico riporta l'espressione: "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" , vuole sottolineare il processo interiore di meditazione di Maria che non separa l'intelligenza dal cuore ma, al contrario, cerca di comprendere il senso spirituale della Scrittura collegandolo alla sua storia personale.
Sono questi solo alcuni semplici accenni e spunti di riflessione che non esauriscono certo la complessità di questo tema così importante e la molteplicità di aspetti e direttive secondo cui si svilupperà la riflessione sinodale. Credo però che desiderare la presenza dei giovani in questa assise sia segno di un desiderio preciso da parte della Chiesa affinché nel mondo giovanile possa svilupparsi una riflessione proficua sul tema scelto e un richiamo che coinvolge noi tutti ad un impegno preciso, al fine di favorire realmente la presenza della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.

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